Prima di iniziare a parlare di “Cambiare l’acqua ai fiori” di Valerie Perrin, voglio citare tre frasi. Vi chiedo di concentrarvi e tenerle a mente: solo così sento di potervi offrire la recensione che questo romanzo merita.

La prima è una frase tratta dal film “La tigre e la neve”:

“Ogni persona è un abisso, vengono le vertigini a guardarci dentro”.

LA TIGRE E LA NEVE

La seconda è una frase non altrettanto nota, che ha avuto un’importanza determinante nella mia formazione professionale:

“Le parole devono diventare immagine, il lettore deve vedere quello che scrivi”.

Infine la terza, una frase tratta dal mio romanzo, “L’amore sublime”:

“Quando muore una persona che hai amato, c’è un momento in cui vaghi alla disperata ricerca di un colpevole”.

L’AMORE SUBLIME

Una girandola di personaggi

Con la prima frase sento di poter descrivere perfettamente il popolo di personaggi dipinto da Valerie Perrin: oltre a quelli principali, un elenco nutrito di persone più o meno determinanti nella narrazione, tutte, chi più chi meno, con un bagaglio colmo di segreti, misteri, sofferenze, dolori, perdite e verità nascoste.

Violette Toussaint, la protagonista, è un personaggi stupendo nonostante il suo lavoro non sia dei più allegri visto che è guardiana di un piccolo cimitero: trascrive tutti i discorsi che si tengono durante i riti funebri, pulisce le lapidi, innaffia le piante, coltiva il suo orticello, pranza con il parroco del paese, si concede qualche risata con i suoi colleghi manutentori e spaventa i ragazzini che di notte campeggiano tra le tombe in cerca di brividi.

Cambiare l'acqua ai fiori

Violette e Philippe

Violette ha un’infanzia segnata dalla sofferenza e un dolore che, come dice di sé lei stessa, la ha “spezzata” e ha determinato una linea di demarcazione tra il prima e il dopo.

È sposata con Philippe Toussaint, uomo e padre assente, di cui all’inizio sappiamo poco, se non delle sue numerose scappatelle con “tutto ciò che abbia una gonna”. Anche di lui, scopriamo molto pian piano, grazie alla scrittrice che ci conduce dentro agli abissi della sua anima: “Non era così male come pensavo” dirà di lui Violette.

Sasha e Celia: anime luminose

Poi ci sono Celia e Sasha, anime luminose che strapperanno Violette dagli abissi del dolore per ricondurla alla vita, padre Cédric, il sacerdote, i tre necrofori Nono, Elvis e Gaston e i fratelli Lucchini, proprietari dell’impresa funebre di Brancion-en-Chalon.

Sorprendente comprendere come tutti questi personaggi, che ruotano attorno al cimitero di Brancion-en-Chalon, per quanto possano sembrare figure semplici e macabre per il lavoro che fanno, sono le anime più buone e delicate.

Dalla morte all’amore

Attorno, tante altre figure, che portano dentro di sé gli abissi del dolore, della cattiveria, della menzogna e della paura.

E infine c’è il commissario Julien Seul che una mattina bussa alla porta di Violette con una richiesta alquanto bizzarra: sua madre, morta a chilometri di distanza da quel piccolo paesino, ha chiesto espressamente di essere sepolta accanto ad un uomo che riposa proprio in quel cimitero, Gabriel Prudent, sconosciuto al commissario fino a quel momento.

Pura poesia

Con la seconda frase voglio parlarvi della scrittura di Valerie Perrin. Non ho altre parole per descriverla se non dirvi che le sue parole si vedono, generano immagini. A tratti è come vedere un film. Le scene in cui Violette si trova al mare, a Marsiglia, le descrizioni dello stato d’animo che si fonde nelle acque blu sono vivide come non mai, sembra di essere lì con Violette.

Non solo, la scrittura della Perrin è dolce, è pura poesia. È pazzesco come riesca a parlare di vita ambientando la storia in un cimitero.

“Crescerai in un altro modo nell’amore che avrò per te. Crescerai altrove, nei mormorii del mondo, nel Mediterraneo, nell’orto di Sasha, nel volo di un uccello, con l’alba e col tramonto, in una ragazza che Incontrerò per caso, nel fogliame di un albero, nella preghiera di una donna, nelle lacrime di un uomo, nella luce di una candela. […] Dove sarà il mio cuore, il tuo continuerà a battere”

CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI

Un romanzo sulla vita

Infine con la terza frase voglio raccontarvi qualcosa di più della trama, senza fare spoiler.

Come detto sopra, un dolore ha spezzato la vita di Violette. Un dolore inimmaginabile da cui si salva solo “vagando alla ricerca di un colpevole”.

Ecco, io credo che uno degli elementi più centrati del romanzo sia il fatto che la vita sia l’assoluta protagonista, non solo come binomio della morte.

Violette vuole vivere, ama la vita, ne adora le meraviglie e le cose semplici: i fiori e i frutti che crescono nel suo orto, gli undici gatti che gravitano nel cimitero e il suo cane, le cene nel suo giardino con gli amici, il mare di Marsiglia in estate, il cielo, il vento.

Nel momento in cui la morte si insinua nella sua vita, Violette si lascia risucchiare dall’ombra e ne esce solo comprendendo di dover cercare una colpa. Non importa che la colpa ci sia o meno, quel che conta è che crederlo dà la spinta a Violette per uscire dalla morte e riprendersi la vita. Solo all’inizio però, solo fin quando Violette capirà che la ricerca di un colpevole le ha impedito di perdersi, ma non sarà quella a salvarla.

Un dolce romanzo francese

“Cambiare l’acqua ai fiori” è un romanzo intenso e corposo, con una narrazione capace di passare in un attimo dall’ironia al dramma, con quella punta di romanticismo tipicamente francese.

“Qualcuno mi sfiora, mi prende i fianchi, mi posa una mano sulla pancia, si incolla dietro di me, fa gli stessi gesti che faccio io, è una danza, quasi un valzer. Sento il suo cuore battere contro la mia schiena, lascio fare, ho capito. È il trapianto di un amore, l’innesto del cuore di un altro nel mio”

CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI

E’ un romanzo che consiglio, ma onestamente, se tornassi indietro, non lo leggerei sotto l’ombrellone. Non è un romanzo leggero. Il che non significa che sia pesante, solo che è intenso al punto da dovergli prestare la giusta attenzione.

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