Caro 2020,

stai per lasciarci, ma prima che tu lo faccia voglio dirti addio degnamente, come si fa con chi lascia un segno nella nostra vita, nel bene e nel male.

Che anno sei stato… ci hai portato via così tanto e, probabilmente, quando in futuro ripenseremo a te ti ricorderemo con grande dolore e associandoti a troppe persone che si sono ammalate e se ne sono andate.

Sarai per sempre una linea di demarcazione, esisterà un prima e un dopo di te e i tuoi 365 giorni sembreranno comporre decenni a confronto del tuo banale predecessore, il 2019. Di te di certo parleranno i libri di storia, ti descriveranno in tanti modi diversi, ma prima di tutto sarai l’anno della pandemia, delle morti e della crisi.

Eppure, mentre guardo la neve copiosa che ci hai regalato giusto qualche giorno dopo Natale, mi trovo a pensare che forse abbiamo capito molto poco di te e che tu sia stato molto altro.

A proposito: grazie! I giornali hanno scritto che non nevicava così da cinquanta anni. Credo che in fondo tu questa neve ce l’abbia regalata affinché ci ricordassimo che proprio 50 anni fa il senso del Natale era questo: neve fuori, camino e candele accese dentro casa e tanto tanto calore generato dall’amore.

In questa strana epoca in cui tutti si sentono in diritto di dire la loro e di farlo con parole dure, grazie anche per aver posato un velo di dolcezza sul nostro Natale polemico. Anche se purtroppo non credo sia servito a molto: in molti hanno fotografato la bellezza del paesaggio imbiancato ma ancora una volta molti più dei molti hanno polemizzato su ritardi, disservizi e cose che non funzionavano a causa della nevicata abbondante. Mi domando, caro 2020, se vedrò mai il sorgere di un anno in cui le persone proveranno a soffermarsi sul bello piuttosto che sul marcio. Di certo, non sei stato tu a portare questo cambiamento e un po’ me ne rammarico.

Me ne rammarico soprattuto perché mi sembra di capire che forse questo fosse un po’ nelle tue intenzioni… O mi sbaglio?

Quest’anno ho compiuto 38 anni, ma ancora molte cose di me non le ho capite. Per esempio, non ho capito se credo o meno nel destino, a volte sì a volte no. Non ho le idee chiare su molte cose, ma su alcune credo di aver capito qualcosa: per esempio, credo che il caso non esista. E, dunque, te lo chiederò senza ritegno e, anzi, scusa se ti sembro sfacciata: tutto questo ha un senso?

Perché a volte, caro 2020, mi sembra che tu abbia fatto di tutto per insegnarci qualcosa.

Nel delirio del nostro andirivieni ci hai costretto all’improvviso a fermarci e ci hai chiuso in casa. Ci hai costretto a imparare cose nuove, ad allenarci alla pazienza, a riscoprire il valore delle cose semplici, fatte insieme, fatte in casa. Abbiamo imparato tutti a fare il pane e, nel pieno della paura, abbiamo sentito il bisogno di essere parte di una comunità: ci siamo sentiti uniti più che mai anche se a distanza.

Poi, ci hai mostrato che mondo sarebbe se non potessimo più stare insieme a chi amiamo e se dovessimo stare tutti lontano da tutti. Ci hai mostrato che mondo sarebbe senza cultura, senza musica, senza cinema, senza scuola, senza aperitivi con gli amici, senza sport, senza il nostro ristorante preferito… senza tutto. Hai presente quella pubblicità che diceva “Che mondo sarebbe senza Nutella”? Ecco, ci hai costretto a scoprire che mondo sarebbe senza tutte le cose che più amiamo fare. Ed è un mondo che non vogliamo, perché stare insieme ci piace tanto. E per quanto lo sapessimo, grazie a te quest’anno ne abbiamo avuto la prova.

Ci hai costretto anche a fare i conti con le nostre colpe.

Per esempio, abbiamo avuto la prova che è colpa nostra se gli uccelli cantano meno, se il cielo è più grigio e il mare più inquinato. Lo sapevamo, perché ce lo dicono da anni, ma gli esseri umani non capiscono granché se non provano qualcosa sulla loro pelleE anche questa colpa ce l’hai messa sotto il naso: uno dei nostri più grandi difetti è la mancanza di empatia.

Cosa posso dirti, 2020? Sono stata fortunata: se qualcuno vicino a me ha preso il Covid, lo ha fatto senza gravi complicazioni. Quindi so che che posso permettermi queste parole perché non sono lacerata dal dolore. Ma questo non significa che non possa parlare, anzi: tutti abbiamo vissuto lo tzunami che hai portato e da giornalista, purtroppo, ho anche dovuto raccontarlo. Dunque, posso dire che, se per caso ci sia stato un senso in tutto questo non l’abbiamo affatto capito. O meglio: l’avremo anche capito, ma l’abbiamo dimenticato. E quando, dopo averci permesso di tornare alle nostre abitudini, per la seconda volta ci hai punito, ho assistito al risveglio di una cattiveria che forse nemmeno tu ti aspettavi.

Se il primo lockdown ci ha avvicinato, intenerito, addolcito, resi partecipi ed empatici, il secondo ci ha incattivito, individualizzato, reso ancora più polemici, più cattivi, più pronti a puntare il dito e a evidenziare le mancanze. Insomma più arrabbiati.

Scusa 2020, ho perso il filo del discorso. Il tempo stringe, stai per lasciarci e sono così tante le cose che vorrei dirti…

Prima che tu vada voglio dirti che mi mancherai. Ebbene si. Mi mancherai. Mi mancherai per la tua lentezza, per il silenzio, per il tempo. Mi mancherai per i momenti che ho potuto dedicare alla formazione, alla mia famiglia, alla mia bambina. Per alcuni obblighi che non sono stata costretta a rispettare, per i molti più libri che ho letto e per le notti insonni in cui ho potuto scrivere di più, per aver scavato nella mia anima e per aver permesso che conoscessi molto più la mia forza e il mio senso di appartenenza e comunità.

Ma nello stesso non mi mancherai affatto. Non mi mancherai per il sentimento di paura che hai steso come un lungo velo per tutto il percorso da quel terribile giorno di febbraio ad oggi, per le persone che non ci sono più, per quelle che soffrono per la loro mancanza, perché avrei preferito non imparare il significato di termini come DPCM o “paziente zero”.

Però, devo pur dirti grazie.

Per aver messo alla prova la mia pazienza e per avermi mostrato cosa davvero conta e che genere di persone non voglio nella mia vita: quelle che sono sempre più brave a fare il lavoro degli altri, che avrebbero saputo prendere le scelte altrui in maniera impeccabile, gli odiatori, gli aizzatori, quelli che nella polemica sguazzano e vivono.

E grazie per avermi mostrato anche il lato bello del mondo: quello di quei ragazzi poco più che adolescenti che hanno sacrificato il loro tempo e messo a rischio la loro salute per aiutare gli altri, quelli che hanno avuto paura ma non hanno spaventato gli altri, che hanno avuto dubbi ma hanno lavorato sodo per placare il dolore e il sentimenti di rabbia altrui.

Per loro ti ringrazio e per questa neve che ha coperto il mondo di silenzio e solennità anche se per poco.

E grazie perché al risveglio, la mia bambina ha spalancato gli occhi di meraviglia: lei no, ma io ricorderò per sempre la sua vocina che mi diceva “Guarda mamma, è tutto acceso!“. Caro 2020, grazie perché ti ricorderò (anche) per quel prezioso momento.

Dunque, per la luce che le hai permesso di vedere, io ti ringrazio. E spero che sia di luce il tuo successore, che non sia perfezione ma senza dubbio purezza. Purezza che spazzi via chi spaventa e chi fa del male per il solo gusto di avere meno paura e di sentire meno dolore.

Che dire? Mi vengono in mente ora, su due piedi, le parole di un Cappellaio matto che forse non era poi così tanto matto: Caro 2020, buon viaggio a vederci!

8 Replies to “Caro 2020, “buon viaggio a vederci””

  1. Meravigliose parole piene di verità
    …se solo le persone si soffermassero un pochino di più a leggere con il cuore e con la mente aperti anziché solo con gli occhi
    Brava!!!

    1. Già. Come ho scritto, credo davvero che uno dei difetti peggiori degli esseri umani sia la mancanza di empatia. Grazie per il tuo commento Giuliana e tanti auguri per un buon 2021!

  2. Bellissima non hai dimenticato
    Niente
    Quello che hai scritto in un modo
    Stupendo ,con frasi che accarezzano la carta ,
    purtroppo fra non molto le dimenticheremo
    Antonio D’Errico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *