Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo per me è il senso dello scrivere

E.FLAIANO

Difficile raccontare chi sono senza cadere in una banale e noiosa biografia.
Provo a fare diversamente, raccontandomi in sei parole.


Sognatrice

Fin da bambina, per addormentarmi, immaginavo storie verosimili con me per protagonista. Erano veri e propri romanzi, con trame elaborate e personaggi assai caratterizzati. Avrei dovuto capire allora che quella era la mia strada…

Ribelle

Apprezzo l’ordine, ma non sopporto le regole inutili e gli schemi, soprattutto quelli mentali. Avete presente nei blog l’opzione che ti fa scegliere la possibilità di indicare le categorie a “nuvola” o a “elenco”: ecco, io adoro la nuvola, un modo ordinato di lasciarsi andare al caos.

Creativa

“Se avessi le radici sarei un albero e invece sulla terra posso muovermi”, canta Lorenzo Cherubini… Ecco, sono io. Adoro sperimentare, provare, fare, immaginare. Insomma, l’immobilismo non è cosa per me.

Eclettica

Ho sperimentato davvero tante strade nella mia vita, ho provato professioni, ho rischiato aprendo un attività. Credo fermamente che per saper chi si è sia necessario conoscere, prima di tutto, cosa non si è.

Scrittrice

Alla fine sono partita e ritornata sempre qui, alla scrittura. Scrivere mi dà e nello stesso tempo mi toglie. Ma comunque, solo scrivendo so esprimermi con lucidità. E quando lo faccio, è sempre come tornare a casa.

Giornalista

Il racconto delle storie, ecco perché. Perché prima di raccontare devo incontrare vite e conoscere storie. E conoscere è per me ragione di vita. Quando mi siedo al tavolino di un bar con davanti una persona nuova da intervistare, sento sempre le farfalle svolazzate nel mio stomaco.


Coccole e Parole

Il mio senso è nello scrivere

In un’altra vita, devo essere stata una gattara. O una strega. Non saprei. Di certo ho vissuto in case piene di gatti e libri. Ora non è in effetti molto differente: Amelie e Nebbiolina, le mie due gattine, dormono su pile di romanzi e si accoccolano sulle mie gambe mentre scrivo.

Avrei adottato senz’altro altri mici, se non fossi diventata mamma: l’arrivo della mia bimba Celeste, ha riempito la nostra piccola casa d’amore immenso e, insieme alle sue sorelle pelose, ispira continuamente storie e racconti.

In loro onore, sto lavorando a un nuovo romanzo, ideato in collaborazione con il mio compagno Gabriele Ionfrida, che si è occupato di realizzare bellissime illustrazioni.

Ma questa è tutta un’altra storia, che vi verrà raccontata a tempo debito.

L’ “IMPARATRICE”

Nel tempo credo di aver compreso che la costante della mia vita sia la sete di conoscenza. Vorrei ritagliare pezzi di vita da dedicare al sapere, per iscrivermi a corsi, a Facoltà Universitarie, non per forza “utili” ma anche solo per imparare nuove cose. Oppure, esiste la professione dell'”IMPARATRICE“?

Alla fine della scuola media, i professori dissero che avrei potuto fare qualsiasi percorso di studi. Mio padre era appassionato di matematica e materie scientifiche e, sebbene non fece nulla per indicarmi una strada piuttosto che l’altra, forse per compiacerlo mi iscrissi al Liceo Scientifico.

Fu dura. Perché frequentai una delle scuole più severe della Provincia di Milano. Molti compagni vennero bocciati, altri si ritirarono. Io resistetti. Non posso dire di aver mai primeggiato in qualche materia, né di essere stata tra i migliori della classe. Ma, zitta zitta, intrapresi una sfida con me stessa per superare i miei limiti. Alla fine del percorso, arrivai alla quinta con 9 in molte delle materie per me più ostiche (latino, per esempio).

La MORBIDA

Quando entrai nel mondo del giornalismo, un collega coniò per me questo soprannome: la “Morbida“. Ci restai piuttosto male. Perché credo fosse in tono dispregiativo. Credo intendesse che ero troppo delicata, dolce, poco aggressiva o irruenta per fare questo lavoro.

Bene, ora me ne vanto

Perché credo che sia vero: non ho la stoffa del cronista d’assalto. O forse no. Semplicemente, dove altri aggrediscono le notizie, io preferisco ascoltarle. Non so se sia un bene o un male, ma a me piace così.

In ogni caso, credo di essere sempre stata la Morbida: anche all’Università. C’è questa cosa che mi piace imparare che spesso è stata un ostacolo: pazzesco, lo so.

Perché in questo mondo che va così veloce, tutti ti chiedono di avere le idee chiare fin da bambino, di scegliere, di fare, di non perdere tempo.

Devi sapere chi sei, cosa vuoi, dove vuoi andare, se no chi lo sa prima di te ti sovrasta. Bene, io non lo sapevo. E dopo il Liceo ho pensato che sarebbe stato buono scegliere qualcosa che mi desse la possibilità di non scegliere ancora per un po’: perché volevo fare tutto e non sapevo scartare nulla.

Alla fine mi sono laureata in Relazioni Pubbliche, solo perché nel piano di studi c’erano un sacco di materie differenti tra loro: tante cose da imparare!

La GIORNALISTA

Dal momento che sono fermamente convinta che tutto torni, la scelta ha dato i suoi frutti. Perché iniziando a lavorare in uffici stampa, ho iniziato a frequentare giornalisti e a capire che mi piacevano.

Ho scoperto cosa volessi fare, quando era il momento giusto. Prima non avrei apprezzato. E quando ho capito che volevo essere una giornalista, ho perfezionato le mie competenze e ho imparato a scrivere.

Ho frequentato Corsi di Scrittura Creativa, Corsi di Giornalismo di Inchiesta, un Master in Giornalismo Internazionale. E alla fine, nel novembre del 2009, a seguito dell’esame di stato, sono diventata una Giornalista Professionista.

Da giovane sognavo di fare il giornalista. Lo sognavo come si fa con le cose più belle. Non sognavo di firmare un contratto a tempo indeterminato, ma di essere libero e raccontare; non sognavo di farmi dire cosa raccontare, ma di scovare storie che meritassero di essere narrate e descriverle in modo che potessero sembrare ancora più belle di quanto già non fossero. Il racconto, pensavo, ha la meravigliosa capacità di far diventare sogno la realtà.

ELEONORA D’ERRICO, L’AMORE SUBLIME

Dicono che essere iscritti all’Ordine sia inutile. Per me non lo è, ho studiato per quell’esame. E passarlo è stata un’enorme soddisfazione.

Ovviamente studiare non sarebbe stato abbastanza. Dal 2010 ho scritto per diverse testate, posso definirmi una giornalista di cronaca locale. Mi piace questo termine. Lo trovo molto territoriale e umano. Ho imparato così a fare questo mestiere, a scovare le notizie, ad approfondire, ad avere e proteggere le mie fonti. A scrivere un bell’articolo di giornale!

Scrivere, io credo soltanto nella parola

Oltre a essere una giornalista, scrivo libri. Ho pubblicato un romanzo e una favola per bambini e sto lavorando a due pubblicazioni: un romanzo fantasy e un romanzo che è anche un’inchiesta giornalistica ispirata a una storia vera.

Scrivere è la mia passione e sapere di vivere grazie ad essa è una soddisfazione oltre che un grande motivo di orgoglio.

“Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me,
è il senso dello scrivere”

Ennio Flaiano

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