L’Agenda Vagante è tornata a casa. Proprio nel momento in cui avevo bisogno di lei, senza saperlo ancora.

Donne in moto perenne

Da ore sto scrivendo e cancellando. Sono così tante le cose che vorrei dire, ma fatico a esprimere il senso di gratitudine e appartenenza che provo in questo momento, con davanti questa agenda che ha girovagato da nord a sud Italia, passando da donna a donna.

Quando io e Silvia di Vagante abbiamo avuto l’idea di far girovagare le agende, non immaginavamo questo. Non immaginavo i messaggi che avrei letto e non immaginavo ciò che avrei provato leggendoli.

Perché essere donna è una fortuna. E se è vero che ci sono stati momenti in cui avrei voluto nascere uomo, leggendo le parole riportate sul taccuino vagante mi rendo conto della meraviglia di fare parte di qualcosa di così forte, un’onda, una rivoluzione continua.

Ecco, questa è la sensazione che sento e non riuscivo a esprimere: mi sento parte di qualcosa di immenso, una presa di coscienza e determinazione che le donne portano avanti da secoli.

Ed io, qui e ora, appartengo a tutto questo. E mi rendo sempre più conto di come sia una lotta che porto avanti da sempre, per difendere quel che sono (che siamo!) e per tutelare i miei (i nostri!) diritti.

Con l’agenda tra le mani ho avuto la sensazione di non essere sola: con me stanno combattendo tutte le donne del mondo e, nel nostro piccolo, quelle che hanno lasciato il loro messaggio.

Le Agende Vaganti

agenda vagante

Per chi non lo sapesse, le Agende Vaganti sono nate da una collaborazione con Silvia di Vagante. Volevamo sensibilizzare sulla violenza contro le donne mettendo insieme i nostri talenti, moda e scrittura, e volevamo farlo in modo creativo. Sappiamo benissimo che l’argomento è molto serio , ma crediamo anche che la prima regola per sensibilizzare su un tema sia non smettere di parlarne

Abbiamo ideato così le AGENDE VAGANTI, taccuini che contengono in copertina la stampa delle stoffe disegnate da Vagante. All’interno, nelle prime pagine, ogni taccuino contiene un racconto inedito scritto da me ispirato al nome della stampa, L’innamorata e La Curatrice, che raccontano storie di donne ferite che lottano per ritrovare la propria strada, la propria forza e la propria luce.

Quando a dicembre abbiamo lanciato il progetto, scrivevamo questo: 

“Si tratta di agende che hanno l’obiettivo di essere realmente vagante, di giro-vagare al posto nostro per raccontare storie di donne forti e bellissime e per sostenere la lotta contro la violenza di genere”.

Sono nate così due AGENDE VAGANTI SPECIALI che sono letteralmente partite con lo scopo di cui sopra. Il 28 gennaio è partita la prima, con destinazione Barcellona. La settimana seguente, il 3 febbraio, è partita anche la seconda, quella che è tornata la scorsa settimana.

Il viaggio delle Agende Vaganti

Così, questa piccola agendina è rimasta per un po’ al nord, tra Milano e la Brianza; poi è volata in Liguria, poi al sud, dove è rimasta tra il Lazio e la Campagna, per poi tornare nuovamente al nord. Ad un certo punto, sembrava essersi smarrita, ma si è solo presa il suo tempo.

E finalmente è tornata al principio, a me, che ho così potuto leggere i messaggi, che parlano, ognuno a suo modo, di donne forti che vivono le fragilità senza arrendersi, donne determinate a essere se stesse, a difendersi e a non tollerare qualsiasi forma di violenza.

E’ stato un viaggio fisico, ma soprattutto è stato, per me, un viaggio interiore. Un viaggio in tutte le donne che sono stata, che sono e sarò, che avrei potuto essere e che che incontrerò e con cui, se non fosse stato per le agende, non avrei potuto condividere tutto questo.

Per questo ritengo che il viaggio di questa agenda non possa ancora finire. Se è vero che sento un senso di appartenenza nell’averla con me, è anche vero che allora il percorso è appena cominciato.

Per questo, l’agenda si rimetterà molto presto in viaggio. Di messaggi da condividere ne abbiamo ancora moltissimi. E di mondi in cui entrare e di cui far parte ancora di più.

Amiche che avete partecipato alla catena, sebbene voi abbiate ringraziato me, sono io che ringrazio voi. Perché se mi sono sentita tante volte sola a combattere le mie battaglie, da oggi in poi saprò che mentre combatto, qualcuna sta combattendo con ancora più ardore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.