Pic-nic sul ghiaccio” di Andrej Kurkov trasuda il sapore e la malinconia degli anni Novanta.

Mentre leggevo i capitoli corti e asciutti, immergendomi nella vita del protagonista ViKkor, mi sentivo trascinare nella cucina di mia nonna, con i mobili di legno scuro lucidati con la cera, le pattine per non sporcare il pavimento, le credenze immacolate, le pareti con le tappezzerie rigate.

Sebbene la presenza nella storia del bizzarro pinguino Misa, strano animale domestico di Viktor, renda il racconto in qualche modo divertente, è un divertimento nostalgico, che mi ha ricordato la malinconia di quegli anni a cavallo con il passato e il futuro.

Tutte le volte che penso a quel periodo, sento questo: la nostalgia per una realtà che non sarà più semplice come prima, la sensazione di dover correre a tutti i costi per tuffarsi in un futuro fatto di modernità, ma di sentimenti scarni, poveri, cinici e verso una vita in cui qualcuno muove le fila di un gioco in cui tutti siamo nostro malgrado pedine e non ne siamo consapevoli.

Prima della trama, la premessa

Prima della trama di questa stranissima storia, le premesse.

E’ ambientata a Kiev, all’indomani della caduta dell’Unione Sovietica e fa emergere senza mezzi termini lo smarrimento e il senso di incertezza di quel periodo storico.

Parla di uno scrittore demoralizzato, che cerca di sbarcare il lunario con le sue storie e si ritroverà a dover lasciare da parte la magia e il sogno per iniziare a scrivere necrologi di gente ancora viva.

Come animale domestico Viktor ha uno strano pinguino recuperato allo zoo quando lo zoo non poteva più occuparsene… che, come prevedibile per un pinguino che vive in città, soffre di depressione.

Sono questi, senza dubbio, gli aspetti che mi hanno indotta a leggere “Pic-nic sul ghiaccio“, oltre alla bellissima copertina Keller ( casa editrice che ho scoperto quest’ anno e mi sta davvero appassionando). Devo dire che alla fine questa storia ha lasciato il segno che secondo me l’autore desiderava: smarrimento, frustrazione e malinconia.

Trama di “Pic-nic sul ghiaccio”

“Lui era andato a prendersi un pinguino reale, la ragazza l’aveva mollato giusto una settimana prima e si sentiva solo. Non che il pinguino avesse risolto la questione della compagnia. Aveva portato con sé la propria solitudine, affiancandola alla sua, di conseguenza nella loro convivenza a due si era instaurato più un rapporto di dipendenza reciproca che di amicizia.”

“Pic-nic sul ghiaccio” descrive la vita di Viktor e il pinguino Miša che si tengono compagnia e tirano a campare, in una Kiev post-sovietica alle prese con la creazione della propria indipendenza, una città frenetica, malsana, corrotta e malinconica.

Scrittore squattrinato, sempre alla rcerca di qualcuno che gli pubblichi le sue storie per qualche spicciolo, Viktor accetta uno strano incarico: scrivere coccodrilli di personaggi famosi ancora vivi. “… il trucco stava proprio lì: visto che ciascun defunto fino a un attimo prima della dipartita era vivo, lui doveva mantenerne quel calore destinato a spegnersi. Non era il caso di essere troppo lugubri.”

Ma se all’ inizio è lui stesso a scegliere di chi scrivere, facendo anche interviste dettagliate, presto i necrologi gli saranno commissionati tramite l’invio di dossier, con all’interno biografie, stralci di giornale, articoli con passaggi sottolineati di rosso…

La paga è interessante e nonostante l’assurdità il lavoro non dispiace al protagonista, che però presto inizia a dispiacersi di non vedere il frutto del suo lavoro pubblicato… finché il primo famoso muore e poi anche il secondo e via discorrendo…

A un certo punto Viktor si rende conto che stanno morendo tutti in circostanze strane, mentre il suo capo si rivela sempre più misterioso e nella sua vita accadono una serie di fatti strampalati che lo portano a doversi occupare della piccola Sonja, ad assumere una tata che alla fine diventerà come una moglie, ad occuparsi di un esperto pinguinologo rimasto solo al mondo e parecchio altro.

pic-nic sul ghiaccio

La felicità è un pic-nic sul ghiaccio

“Tempi difficili per l’infanzia, considerò. Un Paese tremendo, una vita così tremenda da non volerla nemmeno comprendere. L’unica aspirazione: sopravvivere…”

Pic nic sul ghiaccio” è davvero uno strano romanzo. Ho letto diverse recensioni, lo definivano un thriller… secondo me del thriller inteso come suspance, fiato corto, inseguimenti e quant’altro ha poco, sebbene ci sia una storia misteriosa e un intrigo da risolvere.

La stramba avventura di Viktor e del suo pinguino sono per me più la metafora di una vita trascorsa nell’incertezza a cavallo di un cambiamento epocale.

L’aspetto positivo è che l’autore riesce a dare una parvenza di leggerezza a una storia che parla di mafia, ricatti, corruzione e malasanità, racchiudendola in un insolito titolo, che parla dell’unico momento a cui il protagonista, a un certo punto, pensa con nostalgia, come attimo di spensieratezza e felicità: i pic-nic sul ghiaccio con Misa, Sonja e l’amico Sergej.

Il romanzo è connotato da uno strano umorismo nero, cinismo e disillusione, nonché surrealismo che si collocano perfettamente nel periodo in cui è ambientato.

Strampalato, ma di certo consigliato, anche per il luogo in cui è ambientato, drammaticamente attuale in questo momento storico.


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