Un romanzo leggero, letto in poche ore spalmate su tre giorni, una trama semplice, a tratti banale, poca suspance, personaggi piatti. A me “La piuma magica di Gwendy” di Richard Chizmar non è piaciuto. E vi spiego perché.

Perché “La piuma magica di Gwendy”

Dopo aver letto “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” avevo bisogno di un romanzo light per uscire da Blackheath House, la tenuta in cui si svolge la vicenda raccontata da Stuart Turton, che mi aveva risucchiato in un vortice di personaggi, storie, piani narrativi, simbologia e poesia (romanzo che non ho ancora trovato il coraggio di recensire, perché lo sto ancora digerendo e capendo; ne ho parlato però qui e qui).

Ho scelto “La piuma magica di Gwendy” attratta prima di tutto dalla sua copertina: magica, appunto. Ma questo è stato il primo intoppo, perché invece, a parte la piuma, che però ha un ruolo marginale che si capisce e non si capisce, di magico c’è ben poco.

C’è questa scatola dei bottoni, che ricompare (di cui si parla nel primo romanzo di Chizmar, “La scatola dei bottoni di Gwendy“, che però io non ho mai letto e forse, questo, mi ha impedito di apprezzare il suo secondo libro). Però, a me è sembrato che ne la piuma né la scatola abbiano ruoli di primo piano.

La trama de “La piuma magica di Gwendy”

Dopo una bufera di neve, la piccola città di Castle Rock si risveglia all’improvviso dal suo torpore: due adolescenti sono scomparse nel nulla. Lo sceriffo e la sua squadra danno subito il via alle ricerche, in una drammatica corsa contro il tempo.
A Washington, Gwendy Peterson ha iniziato una nuova vita, conquistando la fama come scrittrice e come politica. Si è lasciata alle spalle l’infanzia trascorsa a Castle Rock e il ricordo dell’estate in cui un uomo misterioso le aveva dato in custodia una scatola dotata di bottoni colorati e di ambigui poteri. Tornato a riprendersela, lo sconosciuto le aveva promesso che non l’avrebbe rivista mai più. E invece, ora, ecco ricomparire quella scatola, senza motivo e senza istruzioni. Proprio mentre da Castle Rock le giunge la notizia delle ragazze scomparse.
Gwendy ha sempre pensato di essere l’unica artefice del proprio successo, frutto di tenacia e duro lavoro. Ma forse il suo destino è legato a doppio filo a quella misteriosa scatola. Forse la missione che le era stata affidata non è ancora del tutto compiuta. Forse la attendono nuovi incubi da scongiurare prima di poter dormire sonni tranquilli.
Dopo il successo de “La scatola dei bottoni di Gwendy”, scritto a quattro mani con Stephen King, Richard Chizmar ci riporta a Castle Rock – patria d’elezione dell’immaginario kinghiano – per raccontarne il seguito. Una storia mozzafiato che ci interroga sul peso del fato e delle nostre decisioni, e sul prezzo che dobbiamo pagare per quelle stesse scelte quando ci portano a realizzare i nostri desideri più profondi.

La mia impressione

Quella che avete letto sopra è la trama che si legge sulla quarta di copertina del volume. Di cui contesto una serie di cose.

Intanto: “storia mozzafiato“? Parliamone… Questo romanzo non fa paura, non ha suspance, non contiene colpi di scena. A me non ha mozzato il fiato nemmeno una volta.

Poi, contesto quanto segue: la storia delle ragazze scomparse non è la più importante, anzi. Protagonista è Gwendy, la sua vita, le sue preoccupazioni per il fidanzato, fotografo in una zona di guerra, e per la madre malata. Il Natale nella piccola cittadina, che nella trama si dice “sconvolta” da quello che accade… ma a me tanto sconvolta non è sembrata, visto che festeggia come nulla fosse il capodanno, con fuochi d’artificio e via dicendo.

Tanti elementi vengono inseriti, ma così, senza approfondimento: per esempio, la paura per il millennium bug, visto che la storia di svolge nel dicembre del 1999, questioni politiche, visto che la protagonista è impegnata in politica. Ma tutto questo è solo sfiorato. Non è approfondito nulla, i personaggi sono ridotti a caricature, nell’abbigliamento e in ciò che dicono.

Il mio voto

  • Trama: 5
  • Personaggi: 5
  • Storia: 5
  • Scrittura: 5

Le prossime letture

Dall’inizio dell’anno non ho ancora trovato un romanzo che mi abbia stregato. Continuo a cercare…

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