Ho cucinato una torta ri-leggendo “XY” di Sandro Veronesi: l’ho chiamata crostata XY.

Il Veronesi di “XY”

Mi guardano tutti male, quando dico che “Il Colibrì” non mi è piaciuto.

Eppure, Sandro Veronesi è uno dei miei scrittori preferiti. Solo che, quando penso a questo autore, mi viene in mente il romanzo che anni fa mi lasciò senza parole per giorni: no, non “Caos Calmo” e nemmeno ” Brucia Troia“…

Mi viene in mente “XY“, romanzo che non venne accolto granché bene dal pubblico ma che per me resta il top. Ogni volta che ci penso avverto la stessa sensazione di allora: smarrimento, stupore, meraviglia!

Trama di “XY”

XY

“Esistono cose che non esistono qualsiasi bambino lo sa benissimo e anche io lo sapevo da bambina e il problema sta tutto li”

Il 12 novembre 2020 La nave di Teseo ha riportato in libreria “XY”, pubblicato dieci anni prima da Fandango. Non mi sembra, però, che questo romanzo stia ricevendo la giusta accoglienza. E mi stupisce, perché a mio vedere è straordinario.

Ecco la trama.

Siamo a San Giuda, un borgo del Trentino abitato da quarantatré persone (anzi, «quarantadue, da quando era morto il vecchio Reze’»). Un villaggio tipicamente italiano in cui non succede mai niente…

Poi, all’improvviso, la tragedia: 11 persone vengono trovate morte sotto un albero ghiacciato e intriso di sangue («sangue che […] sembrerebbe contenere il dna di tutti, tra presenti e assenti sulla scena della strage»), e le cause dei decessi sono efferatissime, inspiegabili e… tutte diverse.

Sebbene si potrebbe trovare una spiegazione, per esempio immaginando un folle caso di suicidio collettivo, arriva uno dei decessi a fare crollare ogni ipotesi: «Per una ragazza la morte risulta procurata da un attacco animale, segnatamente – ancorché del tutto inverosimilmente – da uno squalo. La perizia tecnica del consulente richiesto dal medico legale, prof. Neviani, non lascia spazio al minimo dubbio: non un lupo né un orso, né una lince né un leone o un leopardo o una tigre. Uno squalo».

Capirete bene che, una persona morta per l’attacco di uno squalo in montagna, vicino ad altre 10 decedute con lei, tutte insieme, in un lampo, tutte per cause diverse… qualche dubbio sulla sanità mentale di chi resta in vita lo getta.

I quarantadue abitanti di Borgo San Giuda, travolti dall’onda d’urto di una scoperta tanto surreale, si ritrovano improvvisamente al centro dell’attenzione mediatica. Semplici testimoni del male, diventano i protagonisti dimenticati di questa storia, e tutti insieme scivolano nella follia.

A questo punto, pare chiaro che a Borgo San Giuda non serve un investigatore. A confrontarsi con questo orrore sono chiamati una psichiatra, Giovanna Gassion (che tra l’altro vive un assurdo cold case personale: le si è riaperta una ferita vecchia di quindici anni) e un prete, don Ermete (Mète, il giovane protagonista degli Sfiorati, dopo vent’anni è diventato don Ermete, e ora che custodisce il suo segreto sotto la tonaca non può abbandonare i suoi parrocchiani).

X e Y appunto, ragione e follia, scienza e fede, possibile e impossibile… questo romanzo alterna per 400 pagina la ricerca di una spiegazione, all’evidenza che una spiegazione non esiste.

Vedere l’orrore per scorgere la meraviglia

XY

Se si osserva solo ciò che si comprende, finisce che
si esiste solo in ciò che si comprende

Ho amato XY 10 anni fa, lo amo ora e lo consiglierei a chiunque. Oggi più che mai. Oggi che stiamo lottando contro qualcosa che fino al gennaio 2020 sembrava impossibile.

E cosa ci ha insegnato un anno di pandemia? Cito una frase tratta dalla recensione fatta a questo libro su Minima&Moralia: che “lo scopo dell’inspiegabile è spingere chi ne è sfiorato a perseverare, ad avanzare, a dare e volere ancora. A esistere di più

Una citazione che mi trova tremendamente concorde.

Il romanzo di Veronesi ci mostra l’orrore. Ci mostra i mali del mondo in un solo luogo. Ma alla fine ci aiuta a scorgere oltre, un puntino luminoso che ha il sapore di qualcosa di bellissimo.

Fin dall’inizio del romanzo si annulla la ricerca della causa o del movente, dal momento che tutte queste persone morte insieme per cause diverse e impossibili distolgono l’attenzione dal perché e dal come sono morte, facendoci concentrare solo sul fatto che sono morte in maniera orribile. Punto.

Poiché la causa non ci interessa più, non ci importa di un investigatore che indaghi sulla scena del crimine. Quello che conta è “solo” l’elaborazione di quello che è accaduto.

E come sempre nella vita, abbiamo due modi di affrontare i fatti e di accettare una tragedia: cercando il senso o abbandonandoci al fatto che non sempre il senso esista, con la scienza (la psichiatra, che vacilla di fronte a una ferita che si riapre dopo anni… come diavolo e possibile???) o con la fede (il prete).

Un mondo dicotomico, un mondo o bianco o nero

Si deve capire tutto.
Altrimenti si deve credere tutto

Ho letto questo romanzo 10 anni fa. Avevo 29 anni e cercavo me stessa, cercavo il modo in cui volessi guardare il mondo.

Lo cerco ancora. Ma ora mi rendo ancora più conto che la strada indicata da Veronesi e quella in cui credo, quella del: “Se esistono le parole per dirlo, allora è possibile“.

Viviamo in un mondo dicotomico, un mondo in cui le persone sono chiamate a schierarsi, a prendere sempre una posizione, a essere o bianchi o neri, a stare con Fedez o contro Fedez, in cui cambiare idea è da incoerenti, in cui vince chi rimane granitico nella sua posizione per tutta la vita. E a me questo mondo non piace.

Voglio poter dire che non tifo né l’Inter né il Milan, che condivido qualcosa che ha detto Fedez ma anche la posizione di chi lo contesta, che non mi piace un mondo in cui se stai con uno sei di destra se no sei di sinistra, che non sono né di destra né di sinistra ma sono io, con i miei pareri, i miei giorni possibili e quelli impossibili.

Veronesi, con il suo XY estremizza le opposizioni e poi ci mostra che siamo tutti uguali, tutti alla ricerca del nostro posto nel mondo e che certe battaglie, tra chi ha ragione e chi no, sono inutili e dannose. E che, ogni tanto, possiamo ammettere di aver sbagliato e, addirittura, dire agli altri che hanno ragione!

“… o si è il viandante che sono sempre stata che accusa il contadino di non sapere niente o si è il contadino che saro d’ora in poi, che gentilmente e continuando a zappare gli risponde: si, Signore, è vero Signore, io non so niente, ma quello che si e perso e lei”

Ricette per i libri: crostata XY

crostata XY

Chiamo la crostata che ho abbinato a questo libro crostata XY, ovvero o bianca o nera.

Recuperate a questo link, la ricetta della pasta frolla e preparate, con metà degli ingredienti, la frolla bianca. Preparate poi metà frolla al cacao, come spiego sotto.

Per preparare la frolla al cacao, togliete dalla farina il 15% e sostituitela con il cacao. Per esempio, se la ricetta prevede 300 grammi di farina, toglietene 45 grammi, che sarà il peso del cacao: 255 grammi di farina, 45 grammi di cacao.

Fate lo stesso con lo zucchero, aumentandolo però: se lo zucchero della frolla bianca e 100 grammi, mettetene il 15% in più, per un totale di 115 grammi.

Il resto, facile facile, stendete la base con la frolla bianca, mettete la marmellata o la nutella, secondo i vostri gusti, coprite alternando strisce chiare e scure. Infornate a 180 gradi per circa 25 minuti.

Buona lettura e buon appetito!

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