Se cerchi un libro che renda limpido come una giornata dorata di inverno il legame che da sempre esiste tra guerra e patriarcato, tra femminismo e pace, eccolo: Virginia Woolf è immensa nel suo “Le tre ghinee”, un saggio epistolare contro la guerra, in cui si denuncia e dimostra il legame inscindibile fra sistema patriarcale, militarismo e regimi totalitari.  

Le tre ghinee, avrei voluto mangiarlo intero

Io in quanto donna non ho patria, in quanto donna la mia patria è il mondo intero

Patria: cosa significa patria? E donna? Cosa vuol dire donna? Non ho fatto che chiedermelo quest’anno.

Non ho fatto che pormi domande, cercare risposte, rimanere per lo più senza. E leggere, e studiare, come una forsennata. Leggere e studiare, studiare e studiare.

Di tanti libri, mi sono rimaste appese parole e frasi. Nella maggior parte dei casi, ho sottolineato passaggi, per poterli rileggere in maniera rapida all’occorrenza. Alcuni libri avrei voluto inghiottirli interi, per non rischiare di dimenticare nemmeno una parola. È stato così per “Le tre ghinee” di Virginia Woolf.

Un uomo che chiede a una donna come fare a prevenire la guerra?

Il pretesto che genera la scrittura del saggio è la domanda che il segretario di un’associazione antifascista rivolge a Virginia Woolf, ovvero “come fare per prevenire la guerra. Woolf risponde scrivendo “Le tre ghinee“, tra il 1936 e il 1938, in un periodo in cui si moltiplicavano le paure, nonché le conferenze e gli eventi contro il fascismo.

La riflessione parte da una fondamentale constatazione: la lettera del segretario, dice, è forse l’unica nella storia degli scambi epistolari, dal momento che non si è mai visto un “uomo colto” chiedere a una donna come secondo lei si possa prevenire la guerra, intanto per l’abisso che esiste tra uomo e donna (figuriamoci come doveva essere allora), poi perché combattere e uccidere (uomini e animali), scrive la Woolf, è sempre stata prerogativa degli uomini.

Dunque, argomenta la scrittrice, cosa possiamo fare noi donne se la guerra c’è preclusa, se “non possiamo parlare dal pulpito, né negoziare trattati e anche se mandiamo articoli alla stampa, il controllo su cosa deve essere pubblicato è solo del vostro sesso“.

Tutte le armi con cui un uomo può dare forza alle sue idee a noi sono precluse. La nostra è la classe più debole di tutte, non abbiamo nessun arma per rivendicare la nostra volontà

Tre lettere per tre ghinee

Virgina Woolf immagina allora di ricevere altre due lettere, la prima da parte di una donna che chiede un contributo per la ricostruzione di un college femminile, la seconda da un’altra donna che chiede aiuti per un’associazione che supporta le donne a essere indipendenti e a guadagnarsi da vivere da sole.

Tre sono le persone da cui ha ricevuto richiesta di denaro, il segretario dell’associazione e le due donne, e lei ha a disposizione tre ghinee, monete dall’altissimo valore simbolico, perché rappresentano il denaro che le donne hanno potuto cominciare a guadagnare, senza doverne rendere conto a nessuno, da quando, in Gran Bretagna nel 1919, una legge aveva consentito loro l’accesso alle libere professioni.

Da qui, parte il viaggio di Virginia Woolf, per dimostrare che solo supportando tutte le tre cause, quella dell’istruzione femminile, quella dell’indipendenza economica e dell’emancipazione delle donne e quella della causa antifascista, si potrà prevenire la guerra e diffondere la pace.

La dittatura che combatte in patria la donna

Tre i capitoli destinati alle riflessioni della Woolf, tese a dimostrare che solo se le donne otterranno un’istruzione libera potranno emanciparsi, avere un’opinione propria che sarà senza dubbio a favore della pace.

Certo, occorrerebbe una scuola diversa, che non  insegni l’arte di governare sugli altri, di uccidere, accumulare capitali e beni. Che abbia come unico scopo quello di integrare, dove non ci siano barriere di ricchezza, di etichetta, di esibizionismo, di competitività.

Solo così la vita sarebbe libera e facile, le persone troverebbero una società libera, “una società che non è impacchettata in tristi ordini di ricchi e poveri, di intelligenti e stupidi, ma dove tutti i diversi gradi e tipi di valore della mente, del corpo e dell’anima potrebbero esprimersi e integrarsi” (l’attualità di queste parole è sorprendente!)

E a questo punto, la donna dovrebbe essere libera di accedere alle libere professioni, guadagnare quanto un uomo, se è qualificata.

Dunque la donna dovrebbe essere aiutata a schiacciare la dittatura che combatte in patria quotidianamente: altrimenti

che diritto abbiamo di predicare la libertà fuori dai confini nazionali

Basta ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi

Tutto torna, infine.

Le donne hanno combattuto contro l’oppressione dello stato patriarcale, come gli uomini combattevano a quel punto contro l’oppressione dello stato fascista.

Ecco dunque:

Il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma trovare nuove parole inventando nuovi metodi. Non è entrare nella vostra associazioni, ma di rimanerne fuori, condividendone il fine. Il fine è il medesimo: affer,are il diritto di tutti, tutti gli uomini e tutte le donne, a vedere rispettati nella propria persona i grandi prinicipi di giustizia, ugualianza e libertà.

L’attualità sorprendente (purtroppo?) di questo saggio

Impressionante l’attualità delle parole di Virginia Woolf. Impressionante pensare che siamo qui a discutere ancora di emancipazione e indipendenza delle donne, di odio tra popoli, di guerre, ancora e sempre più cruente. Questo saggio femminista e pacifista andrebbe letto e riletto, fatto leggere e analizzato.

Quando le parole non si trovano, le donne del passato ci indicano la strada sempre.


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