Ho idea che io e “Corpi celesti” di Jokha Alharthi non ci siamo proprio capiti.

Quando l’ho comprato, questo romanzo dalla copertina bellissima, sembrava avere tutte le carte in regola per conquistarmi, invece non mi ha proprio appassionato, anzi, la lettura mi ha onestamente annoiata.

Devo dire però che la ragione per cui da molti è acclamato vale davvero il successo che sta avendo: “Corpi celesti” tratteggia un quadro perfetto dell’Oman, tra passato e presente, tra tradizione e modernità, tra cambiamento e strascichi di passato e lo fa in particolare attraverso le storie di tre donne, tre sorelle, la cui età le rende più o meno vicine alla modernità o al passato.

Tre ragioni per il sì e tre ragioni per il no

Dunque, ho tutta l’intenzione di rileggerlo presto, per cercare di cogliere veramente le intenzioni dell’autrice, che credo di aver capito non fossero quelle di scrivere un romanzo, ma una raccolta di storie di persone che vivono l’Oman.

Per questo nella recensione che segue vi dirò tre ragioni per cui questo romanzo va letto e tre ragioni per cui non mi ha appassionato, come due perfetti piatti della bilancia in equilibrio: scegliete voi su quale aggiungere il vostro peso, per decidere di leggerlo oppure non farlo.

Iniziamo però dalla trama.

Trama “Corpi celesti”

Corpi celesti” segue le storie di tre generazioni di due famiglie, che si fanno strada mentre ruoli, leggi, aspettative e tradizioni dell’Oman si trasformano.

Al centro della narrazione ci sono tre sorelle, figlie di Salima e ‘Azzan: Mayya che si sposa con l’uomo scelto dalla madre, Abdallah, rampollo di un ricco mercante e marito fedele, mentre il suo cuore appartiene a un altro uomo; Asma’, la più studiosa, appassionata di libri e di testi sacri e la più convinta a diventare sposa e madre di molti figli, che sposa un artista sensibile e visionario, per il quale la moglie ideale è qualcuno che cadrà “nell’orbita che lui aveva tracciato”; Khawla, la più bella, che non accetta il pretendente proposto dalla madre, e dopo anni di pazienza, sposerà Nasir, il suo amore d’infanzia, che vive in Canada con un’altra ragazza e torna ogni due anni in Oman, per metterla incinta.

Attorno alle loro vite, gravitano come corpi celesti quelle di tutti gli altri, che siano parenti, servi, conoscenti…

Il racconto parte dall’inizio del XX secolo e arriva fino ai giorni nostri: seguendo le vicende dei protagonisti, tra capitoli raccontati in prima persona da Abdallah, marito di Mayya, che si alternano a capitoli scritti in terza persona, dedicati ognuno a un personaggio, riusciamo ad avere un quadro delle tradizioni e del loro cambiamento.

corpi celesti

Tre motivi per leggere “Corpi celesti”

Ma veniamo alla mia recensione, partendo dai lati positivi.

MOTIVO SI N.1. Prima di tutto, bisogna leggere “Corpi celesti” per comprendere un pochino di più un paese tra quelli arabi più gettonati come meta turistica, un paese in cui modernità e tradizione fanno davvero a pugni, un paese in cui la schiavitù è stata abolita solo nel 1970.

MOTIVO SI N.2. Bisogna leggere “Corpi celesti” perché è il primo libro scritto in arabo a ricevere il Man Booker International Prize per la narrativa nel 2019. Il primo scritto da una donna omanita a essere tradotto. Alharthi, infatti, è nata in Oman nel 1978, ha studiato in Oman e a Edimburgo e oggi, oltre a scrivere, insegna letteratura araba alla Sultan Qaboos University, non lontano dalla capitale omanita, Mascate.

MOTIVO SI N.3. Infine, perché è un romanzo sui cambiamenti e sulla libertà, ma anche sul viaggio verso l’essenza di sé stessi: citando spesso il mito delle “due metà” di Platone, lettura preferita di una delle sorelle, Asma’, il romanzo sottolinea come

“le persone non sono entità incomplete in cerca della loro metà mancante. Che né i corpi né le anime sono divisi in due. Che non esistono due persone che, a livello spirituale, combacino alla perfezione”.

Insomma, che al contrario, ognuno é “un corpo celeste completo in sé e per sé”.

Tre motivi per non leggere Corpi celesti

Veniamo ora alle note dolenti. Per me ovviamente.

MOTIVO NO N.1. Se vi aspettate un romanzo con una storia vera e propria, non leggete “Corpi celesti”: da qualcuno ne avevo sentito parlare come un romanzo familiare, ma secondo me non lo è. E’ la storia di una famiglia, anzi di più di una famiglia, ma una storia di vita normale, e questo lo rende speciale perché narra la vita vera, ma anche un po’ privo di capo e coda.

MOTIVO NO N.2. Non leggete “Corpi celesti” se siete amanti di una narrazione dal ritmo avvincente: la storia è lenta, a tratti molto poetica, ma questo la rende a volte noiosa.

MOTIVO NO N.3. Infine, per quanto mi riguarda, il continuo cambiamento di punto di vista e ogni capitolo assegnato a un personaggio diverso, lo rende più una raccolta di racconti, di voci, che un vero romanzo con una storia unica: lo hanno definito un romanzo corale, ma secondo me non è “romanzo” la parola adatta a descrivere questo libro, che a mio avviso è invece un’insieme di pennellate che ci aiutano a dipingere un paese complesso come l’Oman. In questo contesto, allora si colloca perfettamente anche la copertina, bellissima e coloratissima, come le miriadi di pennellate che compongono l’esistenza di un paese che è cambiato tanto velocemente, e come i mille milioni di corpi celesti che abitano la vita di una nazione.


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