Non mi rassegno alla violenza, assolutamente no!

Ovvio, direte voi. Chi si rassegnerebbe? Eppure… lasciatemi andare avanti…

Perché ci sono persone cattive?

Qualche giorno fa Celeste ha chiesto a me e Gabri se fosse vero che ci sono ladri che rubano i bambini.

La prima mia reazione è stata la rabbia per chiunque le avesse detto una cosa del genere; poi sono stata tentata di rispondere di no, che non è vero, non ci sono ladri che rubano bambini. Ma poi, per quanto piccolina sia, sia io che Gabri non volevamo mentirle.

E allora Gabri ha cercato di spiegarle che ci sono persone che fanno cose cattive, ma di stare tranquilla, che la mamma e papà la difenderanno sempre.

“Perché papà?”

“Perché cosa?”

“Perché sono cattive?”

Ecco! Come spieghi il perché a una piccoletta di tre anni?

Ho iniziato a pensarci seriamente.

Come spiegherò a mia figlia la cattiveria e la violenza? Come le insegnerò a difendersi, ma alla stesso tempo a non usare la violenza per farlo?

Poi mi é venuta in mente una cosa che mi ha raccontato la mia nipotina, che frequenta la prima elementate: nella sua classe c’é un bimbo che mette a tutti le mani al collo e dice a ogni bimbo di fare altrettanto.

Come spiego a mia nipote che non si mettono le mani al collo e che, se qualcuno gliele mette, lei non deve metterle, nè a lui nè a nessun altro?

non mi rassegno alla violenza

Gentilezza, mi affido a te

In tutto questo turbinio di pensieri, mi sono tornati in mente anche i primi giorni di scuola dell’infanzia di Celeste.

Un pomeriggio, quando sono andata a prenderla, le ho chiesto una cosa e le hai risposto: “Si, mamma certo”, “Grazie amore”, “Prego mamma”. Silenzio. “Mamma, hai visto: queste sono parole gentili“.

E ho capito: il segreto è la gentilezza.

Non fraintendetemi, non sono un’ingenua, non sto provando a convincervi del “porgi l’altra guancia”, ma sto dicendo che insegnando la gentilezza (ai nostri bambini in particolare) possiamo educarli a non avere e non accettare nessun comportamento violento.

La gentilezza può essere un antidoto alla violenza di ogni genere, ancor più alla violenza di genere?

Le parole gentili, per esempio, possono interrompere la catena di parole violente.

Come quando Cele fa i capricci e a qualsiasi cosa le chiedo risponde no-no-no-no-no-no-no-no-no, e poi all’improvviso, si ferma, e dice “Si mamma certo”, come se capisse che vale di più essere gentili.

Certo, lei lo fa per ottenere le ricompensa, guardare un cartone in più o ricevere il regalo di Babbo Natale, ma che importa? All’inizio può essere per un tornaconto, poi potrebbe diventare un gesto automatico, insito e naturale.

E proprio sul tornaconto mi fermo..

Forse impareremmo a essere più gentili e molte persone scarterebbero ogni ipotesi di gesto violento se capissero che se si é gentili si ottengono più cose?

Dovremmo invadere il mondo di gentilezza, proprio come le foglie invadono il mondo in autunno.

La violenza che fa male, anche se è virtuale

L’altro giorno, sotto un post su Facebook relativo a un giornale con cui collaboro, una signora faceva questa domanda: “Di che paese state parlando? Fate fatica a scrivere da qualche parte il paese in cui avviene la notizia? Ho é un nuovo modo di fare giornalismo?

Mi é venuto il fumo al cervello. La signora aveva ragione, bisognava mettere il comune in cui si sono svolti i fatti, ma che modo di dire le cose era il suo?

Se avesse scritto, per esempio, “Sono una vostra lettrice, ma onestamente non capisco dove si sono svolti i fatti, la prossima volta potete indicarlo più esplicitamente?”… non sarebbe stata più incisiva e avrebbe ottenuto una risposta altrettanto educata?

Per quale ragione, la signora ha voluto essere così aggressiva?

Alla fine cosa ha ottenuto? Visto che per evitare qualsivoglia polemica, nessuno le ha risposto…?

Le parole contano, la violenza inizia da lì

non mi rassegno alla violenza

Ecco il perché dell’importanza delle parole gentili. Ecco perché sarebbe opportuno che si pensasse all’idea di fare lezioni di gentilezza, nella vita reale e sui social, a scuola, tra i piccolini. Perché sono loro che devo imparare a essere gentili e a spezzare la catena delle parole violente e ostili.

In un momento storico in cui, diciamocelo, si é diffusa la strana convinzione per cui, per ottenere, si debba essere aggressivi e dimostrare di essere forti, essere gentili spesso viene confuso con debolezza: invece, la gentilezza è al contrario una lampante dimostrazione di forza, di chi non ha bisogno di essere aggressivo per ottenere. Ai veri leader basta la presenza…

Io non mi rassegno alla violenza

Tutto questo vale soprattutto sul web.

Che lo vogliamo o no, buona parte della nostra esistenza si svolge in rete. Il problema è che in rete l’aggressività sembra quasi un plus, ancora più facile da mettere in atto che nella vita reale.

Un articolo su Corriere Bologna, relativo a un’indagine condotta Scuola.net, raccontava di come 1 adolescente su 2 sia vittima di violenza sui social. Uno su due!!! Non ci posso pensare.

Ma è un eufemismo, certo che posso pensarci: perché noi adulti sappiamo bene cos’è la violenza sui social, possiamo benissimo capire come i giovani, di certo più fragili, possano essere ancora più vittime di noi.

Io stessa sono stata insultata da una nota influencer, a cui non so perché non è andato giù che le abbia risposto a una storia commentando che amavo l’autunno e non l’estate come invece lei: una scemata, che lei pero ha preso malissimo, chiedendomi di portarle prove che d’estate piovesse come in autunno, scrivendomelo in modo decisamente aggressivo. Mi sono fermata e le ho tolto il segui, perché la conversazione si stava spostando sulla competizione.

Sui social, ancora più che nella vita, la gente vuole un palco per parlare da solo non per raccontare e interagire.

Altro dato terribile, letto su un articolo di Elle pochi giorni fa, riportava che il 68% degli italiani sarebbe oramai rassegnato alla violenza sul web.

Rassegnarsi? In parte in effetti è vero, è come se lo dessimo per scontato, ma non possiamo certo rassegnarci, no?

Io non mi rassegno alla violenza, assolutamente no!

non mi rassegno alla violenza

All’opposto della violenza, la gentilezza

Forse dovremmo ripetercelo, come mantra. Perché un po’ è vero che a certo cose si tende a rassegnarsi.

Al contrario, bisogna opporsi, ma per quanto mi riguarda bisogna farlo senza urlare, con i dovuti modi. Rispondere con educazione a chi aggredisce può avere effetti sorprendenti.

Un’iniziativa che apprezzo molto, per esempio, è quella di Parole Ostili, che ha creato il manifesto della comunicazione non ostile. Lo trovo centrato e veritiero. Lo trovo utile, per ricordarci che essere gentili si trova esattamente agli antipodi di violenti e che con le parole possiamo davvero iniziare a fare la differenza.

Dunque, io cercherò di ripetermelo quotidianamente, questo mantra: io non mi rassegno alla violenza.

Oggi è il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, e tutto quanto detto sopra vale ancora di più: sempre, contro ogni forma di violenza e di sopruso.

Se possiamo fare qualcosa, è senza dubbio iniziare a fare, nel nostro piccolissimo, la differenza: è solo questione di gentilezza, basta poco.

E per dirla utilizzando l’hashtag di una bella campagna contro il sessismo lanciata da Hella Marketing: #faccicaso!

Perché io non mi rassegno alla violenza, assolutamente no!

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