Se provate a cercare su google “D. Una storia di due mondi” non troverete che un paio di recensioni. Forse la mia sarà una di quelle.

Questo libro di Michel Faber è davvero particolare, ma penso che non stia avendo la giusta eco. L’ho trovato per caso in libreria e, molto superficialmente, ne sono stata attratta per la copertina (rosso e oro Natale) perfetto per questo periodo dell’anno, e per la trama che mi ha subito portato alla mente “Canto di Natale” o “Racconto di due città” di Charles Dickens.

Solo dopo, cercando qua e là e leggendo la nota dell’autore a fine storia ho scoperto che “D. Una storia di due mondi” è proprio un tributo a Dickens, a 150 anni dalla sua morte. Ho iniziato a scrivere questo libro 35 anni fa e l’ho finito giusto in tempo per i 150 anni dalla morte di Charles Dickens” scrive Faber.

Trama di “D. Una storia di due mondi”

“Ogni mattina il primo raggio di luce le dava la sensazione che il sole fosse nel posto sbagliato o che lei fosse nel posto sbagliato o tutte e due le cose”

Ogni mattina, l’eroina del nuovo libro di Michel Faber si sveglia nel suo comodo letto sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Si chiama Dhikilo e conduce quella che potrebbe sembrare la vita di una normale ragazza di 13 anni, ma le cose non sono sempre facili per lei.

Dhikilo infatti è nata in Somaliland (non in Somalia, come deve ripetutamente insistere) ed è stata adottata da Ruth e Malcolm quando aveva appena un anno. Le ragazze a scuola prendono in giro il suo nome: “Alcuni nomi erano un problema da avere e altri no”.

Questo potrebbe far pensare che questa storia porterà Dhikilo in un viaggio alla scoperta del suo passato; ma non è ciò che accade.

Dopo pochi capitoli, qualcosa di estremamente strano comincia ad accadere alla lingua. La lettera D scompare misteriosamente dai discorsi di tutti, tranne da quelli di Dhikilo. E la cosa ancora più pazzesca è che a un certo punto iniziano a sparire anche le cose che cominciano per D, come i Dalmata.

Quando assiste al funerale del suo amato insegnante di storia, il professor Charles Dodderfield (“Oerfiel” nel nuovo mondo senza la D), scopre che in realtà non è morto; ed è lui e la sua compagna sfinge, Nelly, che attirano Dhikilo nel loro piano per salvare la lettera scomparsa.

Le libellule che portano via tutte le D

“Una lettera non scompare dall’alfabeto da sola. La D è stata rubata. La stanno ancora rubando. Ogni giorno altre D vengono fatte sparire, come per magia, dal luogo che compete loro”

Dhikilo allora entra con la signora Robinson in un altro mondo, l’oscura, fredda, nevosa e tempestosa Terra di Liminus (piccola nota: la porta per entrare nell’altro mondo piacerà moltissimo a tutti i lettori, di tutte le età, ne sono certa!)

La prima cosa che vedono sono orde di libellule raggruppate in una linea perfettamente dritta, ognuna con un oggetto luccicante ai piedi mentre si dirigono verso una destinazione misteriosa. Questi oggetti si rivelano essere le D mancanti, quindi Dhikilo decide di seguire le tracce degli insetti, per capire dove stanno portando la lettera dell’alfabeto.

E strada facendo incontreranno strani esseri in parte umani: alcuni malvagi, alcuni disgustosi, alcuni gentili e generosi, alcuni ridicolmente stupidi e goffi, e il Gamp, un dittatore “deprecabile e delirante”, “disonesto, dozzinale e deprorevole” responsabile al 100% del scomparsa delle D, che usa per accendere il motore che tiene in piedi la sua Torre di Luce.

Storia di due mondi

D, come diverso…

“Sono nuova qui”

“L’avevamo capito. Riccia e del colore sbagliato, molto lontana da casa. Non saresti dovuta venire qui. Era meglio se restavi nel tuo paese”

Si tratta di una favola e come tale lascia spazio alla positività e al lieto fine. Qualche recensore straniero ha scritto di ritenere che in questo racconto manchi di dramma, ma a me sembra scontato: le storie per bambini non contengono dramma e non devono contenerlo!

Per quanto mi riguarda, ho trovato questa storia affascinante, da leggere a più livelli di lettura. È senza dubbio il racconto dell’avventura di una ragazzina di 13 anni, ma anche un racconto morale sui pericoli delle figure autoritarie, sulle debolezze della natura umana, sugli esiti negativi verso cui può portare l’odio, sui fallimenti delle realtà politiche governate da persone stupide, e prima di tutto sul timore del “diverso”.

Ma parla anche di sentimenti opposti, quali gentilezza, generosità, intelligenza, empatia, determinazione, coraggio.

In una nota dell’autore, Faber riconosce gli autori le cui opere hanno ispirato la sua storia, tra cui Charles Dickens, C. S. Lewis e le storie di Narnia. Ho trovato anche molti altri richiami, come il mondo de “Il mago di Oz”.

Il rimando alla politica poi a mio avviso è palese, in particolare il Gamp sembra ispirato a un personaggio noto americano che non cito, ma che possiede torri sfarzose e persino un albergo, illusione di potere scellerato. E guarda caso, il nome finisce proprio in “mp”.

Il cambiamento e il ringraziamento

Come in tutte le favole in cui il protagonista compie un viaggio, torna a casa diverso. E anche in “D. Una storia di due mondi” Dhikilo cambia, “era ormai diventata un’amante dell’avventura di comprovata esperienza“.

Ma non potrà raccontare a nessuno della sua esperienza, il mondo parallelo dovrà restare un segreto, sebbene il suo coraggio abbia permesso di salvare il mondo.

Del resto Dhikilo non è nemmeno sicura sia stato merito suo e il professore apprezza, “mi piacciono le persone modeste” commenta.

“Nessuno la ringrazierà per la missione compiuta con così grande coraggio. E’ il destino di molti paladini. Il bene che facciamo permea la storia come la Terra. La terra, essendo la terra, non può provare gratitudine o ricompensarci con delle medaglie, ma può far nascere nuovi fiori ed è questa la nostra ricompensa”

Un messaggio da stampare e appiccicare ovunque!

Grazie Faber.

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