Ho fatto un sogno. Ho sognato Dacia Maraini.

È stato un bel sogno, un sogno di luce: era giorno, tutto sorprendentemente illuminato. I colori prevalenti erano il bianco e il rosso, in un’atmosfera piacevole, da rivelazione, come se qualcuno dovessi dirmi qualcosa. E che fosse così non lo so, ma io l’ho interpretato così. Dacia Maraini mi è apparsa in sogno e me ne ha data anche prova (di essere lei) e mi ha rivelato un importantissimo messaggio, banale nella sua forza: scrivi, continua a farlo, lasciati ispirare dalla vita, dai sogni, dalle difficoltà e dalle ferite, non fermarti, non smettere ora.

È stata un’Epifania, per stare in tema con la giornata di oggi. Grazie Dacia Maraini: quest’anno torno a scrivere e a investire su di me.

“Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”

Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni; e la nostra piccola vita è circoscritta in un sonno” diceva “qualcuno”.

“Qualcuno” che molto prima di noi, di me, di psicologi e creativi aveva dal mio punto di vista capito tutto: i nostri sogni, ad occhi chiusi e aperti, sono le nostre meravigliose muse ispiratrici.

Ma questa ispirazione, esiste o non esiste?

Spesso, quando si parla di creatività, ci si interroga sul concetto di ispirazione. Per chi scrive, poi, ancora di più.

Ho recentemente letto questa frase che mi ha molto colpito:

L’ispirazione non esiste. È forse qualcosa che guida le mani di scultori e pittori e detta immagini e note all’udito di poeti e musicisti, ma che non va mai a trovare il romanziere: quest’ultimo è del tutto trascurato dalle muse ed è condannato a sostituire quella collaborazione negatagli con la testardaggine, la fatica e la pazienza

Mario Vargas Llosa, Historia Secreta de Una Novela

Sono rimasta a fissarla per un po’. Non mi trova affatto d’accordo. Io credo nell’ispirazione, nella rivelazione, nei sogni come fonte, in quella che, vista la giornata di oggi, possiamo definire “Epifania“. Ci credo fermamente. Certo: non vuol dire che attendo la “venuta” e basta, so bene che poi occorre metodo, disciplina, organizzazione e bla bla… ma le idee, quelle che arrivano all’improvviso, e che ti fulminano, quelle sono la vera fonte a cui attingere. E i sogni? Vogliamo parlare dei sogni? Ne faccio tantissimi e sono sempre così strani che non possono che essere preziose fonti anche quelle.

Ma con calma, facciamo un passo indietro.

Vi racconto il mio sogno

Uno spazio bianco. Una stanza, grande e sgombera, bella, illuminata da una luce celestiale. Sono all’università: lo so perché poco prima ho incontrato una mia compagna (una che non vedo da oltre 15 anni, ragazza particolare, molto insicura) a cui ho offerto un passaggio per ritornare a casa.

Mentre ci avviamo alla macchina, parcheggiata proprio davanti all’ingresso, dopo aver percorso corridoi stretti e angusti, eccoci entrare in questa stanza bianca, dove seduta su una poltrona c’è una donna in abiti bianchi e capelli rossi, con un corvo bianco sulla spalla.

è Dacia Maraini. Non somiglia alla vera scrittrice ma io so che è lei. La salutiamo con reverenza, lei, molto umanamente ricambia, spiegandoci che il giorno dopo, alle 11, dovrà tenere la presentazione del suo ultimo romanzo, per quello si trova lì: sta aspettando. Il corvo sulla sua spalla è in una strana forma a due dimensioni ed è sporco di rosso, di un rosso prugna, come i capelli della donna: non è sangue, lo so, ma non capisco cos’è.

Chiedo alla scrittrice di scattare una foto, lei accetta, e ci facciamo dei selfie con altre persone che non riconosco. Poi, mi sveglio.

Al risveglio continuo a sognare

Al risveglio, sono stranita. Che sogno bizzarro, penso. E penso anche che sia a tratti inquietante. Uno spazio bianco, un corvo… mamma mia.

Poi, vado su google e cerco: scrivo “Dacia Maraini corvo”. Penso che magari esiste un suo romanzo che ha a che fare con i corvi. La prima voce che mi compare è “Topazia Alliata” su Wikipedia. Ma chi è questa Topazia? Clicco sul link e leggo: “Topazia Alliata è stata una pittrice, scrittrice e gallerista italiana. Nasce a Palermo il 5 settembre 1913, figlia del principe Enrico Maria Alliata di Villafranca , membro di una nota famiglia aristocratica siciliana di origine toscana, gli Alliata, proprietario dei vini “Corvo” e ultimo signore delle cantine di Casteldaccia“.

Mi blocco: vini Corvo. Resto impietrita a fissare il video del cellulare. Non so che dire, non so cosa pensare. E in effetti non penso a niente di particolare per un po’ delle ore successive, se non che, come spesso succede, mi sento ancora rintronata dal sonno e dal sogno, come se fossi a metà tra il sonno e la veglia, come camminassi sulla linea sottile che divide la fantasia dalla realtà.

Qualche ora dopo, ritorno su Google e acquisto su Amazon l’ultimo romanzo di Dacia Maraini, che guarda casa si intitola “La bambina e il sognatore“.

Pazzesco gioco di folli coincidenze. Coincidenze? MHA! Stiamoci a credere…

Ho sognato Dacia Maraini

Non so ancora cosa significhi quel sogno. Posso andare a intuito, associandolo al momento della vita che sto vivendo, ma onestamente voglio concentrarmi su altro, al fatto di aver sognato Dacia Maraini. Non è che capiti tutti giorni incontrare personaggi di un certo calibro, figuriamoci farlo nei propri sogni.

Bene. Poiché io credo ardentemente che “siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni” e credo nell’ispirazione, nelle rivelazioni e nelle epifanie… Ecco qui la mia, di Epifania.

Ho sognato Dacia Maraini: è stata la mia Epifania

Letteralmente, Epifania, nella sua accezione laica significa: “Manifestazione dell’inatteso, di ciò che gli cambierà la vita“. Chi viene prescelto da questa Epifania è destinatario di una conoscenza nuova di sé che altri non hanno e che egli stesso può scegliere se rivelare o meno. Mamma mia che meraviglia: sognare Dacia Maraini è stata la mia Epifania.

Perché mi ha rivelato una conoscenza nuova: “Che tu sei qui, che la vita esiste e l’identità e che tu puoi contribuire con un solo verso” (diceva qualcun altro…).

Ovvero? Che esisto, ci sono, che ho una forza creativa pazzesca e un’immaginazione, dei sogni (a occhi chiusi e aperti) che sono continue rivelazioni. Sono io e loro (i miei sogni) la mia forza, la mia determinazione. Sono io! Perciò, non avendo fatto una inutile lista di buoni propositi, ecco il mio generale buon proposito per il 2020: Fare di me la mia forza, scrivere, portare avanti quel che sono. Essere. E contribuire alla vita con i miei versi. Non smettere di sognare, nonostante la stanchezza, le ferite, le delusioni: non interrompere mai più questo flusso di creatività che mi tiene in vita e viva.

Buon 2020 mondo!


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