Cosa rispondi a chi ti domanda cosa vuoi fare da grande? Ho 39 anni (se vuoi, scopri di più su di me >> qui) ma io me lo chiedo ancora: cosa voglio fare da grande? La risposta sta in un’altra domanda: cosa rappresenta la scrittura per me?

Prima l’uovo o la gallina?

Vi rendete contro che dramma sarebbe stato se non avessi scoperto cosa significa la scrittura per me? Perché no, non sono stata una di quelle che scrivevano già a 6 anni e che a 7 già inventavano storie. Quella forse era mia cugina, cresciuta con me come una sorella.

Io però leggevo moltissimo: mia zia era una bibliotecaria e ogni occasione era buona per riempirmi di libri. E ascoltavo: ero una bimba silenziosa, taciturna. E non vi mentirò dicendovi che lo ero perché già sognavo in grande: forse si, forse no, non me lo ricordo. Ero una bambina. Punto.

Una cosa però me la ricordo per certo, e posso dirvela: sono sempre stata tremendamente curiosa.

Ora immaginate una bimba di 10 anni, sveglia elle 7 del mattino della domenica, a battere sulla tastiera del computer Olivetti gli appunti del sistema astronomico terrestre della lezione di scienze. No, non sto mentendo, non potrei: quella bimba ero io. Erano gli anni Novanta. E, ora che ci penso, e mi viene in mente adesso mentre scrivo: quella bimba passava ore da sola in camerata a giocare a fare la maestra.

La scrittura: io che non sapevo di sapere

Ho scoperto la scrittura tardi. Persino dopo la laurea e del tutto casualmente. Io dico “casualmente”, ma se devo essere corretta davvero nei miei confronti, devo dire a me stessa quello che vado dicendo a tutti: cara Ele, il caso non esiste.

Dunque, limitiamoci a dire che la vita mi ha portato a fare una serie di esperienze, a incontrare una serie di persone, che mi hanno fatto comprendere alcune cose determinanti:

scrivere mi veniva facile, molto più che parlare;

scrivere mi faceva mettere in ordine le idee, molto meglio che pensare;

scrivere mi permetteva di raccontare storie, molto più che semplicemente ascoltarle.

la scrittura per me

Ho scritto per la prima volta per un giornale: il mio primo articolo venne stampato nel mese di luglio del 2005, era un articolo di inchiesta e, lo ricordo molto bene, sebbene nessuno mi avesse spiegato come si facesse un’inchiesta, io avevo cercato e analizzato dati, ascoltato opinioni e scritto l’articolo in maniera impeccabile.

Un fatto che sorprese anche me: quella cosa che sapevo fare, non sapevo di saperla fare!

E mi domando spesso perché. Insomma, possibile che prima non lo sapessi, che non ci avessi mai pensato, che nessuno mi aveva detto che forse poteva essere proprio quella la mia strada?

Possibile! E’ successo.

La mia prima storia

Scrissi la prima storia poco dopo, per il compleanno di un’amica. La inventai in un pomeriggio e scoprii allora un’altra cosa importante su di me: non serviva pensare prima a cosa scrivere, le mie mani e la mia testa erano collegate in un modo che tuttora non so spiegare. Quando scrivo, va tutto da solo.

La mia amica si commosse e io capii che la scrittura mi permetteva di andare a fondo nelle cose, molto più di qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Che potevo toccare corde che non avevo mai pensato, solo usando le parole. Quella storia venne pubblicata con il titolo “Agostino e la leggenda delle stelle“. E fu da allora che capii di non poterne più fare a meno.

La scrittura per me era diventata moto interiore, espressione, voce nel silenzio, poesia e un modo per placare la mia sete di conoscenza.

Se ci penso, quale magia: quella bimba silenziosa aveva trovato un modo per parlare, quella bimba curiosa aveva trovato un modo per scoprire, quella bimba che ascoltava aveva trovato un modo per raccontare e farsi ascoltare.

La scrittura per me…

E ora, la risposta alla domanda: cosa voglio fare da grande? Qual é il mio sogno?

Ci ho pensato moltissimo in questi giorni. E la risposta é molto semplice seppur apparentemente complessa: il mio sogno non é “solo” scrivere, né “solo” pubblicare un libro.

Il mio sogno é continuare a muovermi, a dar voce a quel silenzio che spesso pesa, a spostarmi anche stando ferma, a conoscere, a crescere, a motivare me e gli altri, a guardare oltre la superficie delle cose, a cercare un modo per esprimere un sentimento, a scavare in quello stesso sentimento, a evocare mondi lontani in quelli quotidiani, ad andare, andare, andare…

Questo é la scrittura per me e questo é il mio sogno.

“Io credo soltanto nella parola. La parola convince, la parola placa. Questo, per me, é il senso dello scrivere”

Ennio Flaiano

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