Chiedimi se sono felice… ti risponderò che la felicità è un obbiettivo da raggiungere.

O meglio, sono tanti obiettivi da darsi di volta in volta. E per quanto sia assolutamente convinta che la felicità non sia l’obiettivo raggiunto, ma il viaggio verso la meta… bè, ragazzi, come batte il cuore quando con l’arco si colpisce proprio il centro del tabellone???

Bene, dunque… oggi sono felice. Per gli obiettivi che mi sono data, per i moltissimi viaggi verso la meta e per le mete raggiunte.

E sebbene all’apparenza tutto sia nato per caso, seguitemi, perché oggi dimostrerò una teoria a cui sono profondamente affezionata. La “Teoria dell’ onda che emetti onda che attiri“!

Ecco come tutto ebbe inizio

Era il 15 novembre 2020 quando pubblicai qui sul mio blog un articolo dal titolo “Violenza sulle donne: la mia storia e un incantesimo collettivo” (potete leggerlo qui). Raccontavo di una mia consapevolezza raggiunta in merito alla violenza di genere, in particolare con riferimento a quella psicologica.

A conclusione dell’articolo scrivevo:

“Il mio desiderio più grande è creare un incantesimo collettivo, per dire al mondo che la violenza psicologica è infida, subdola, sotterranea, difficile da individuare, ma c’è. Per tutte quelle donne che ne sono vittima, per quelle che lo sono state, per chi ancora non se ne rende conto”. 

Mi ero resa conto che non potevo più tacere: che dovevo fare il mio, con i talenti a mia disposizione, affinché di violenza sulle donne non si smettesse mai di parlare, non solo il 25 novembre. Non sono nessuno, ma ehi… com’è quella frase di “quel” Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo“.

Bene, da allora ho “inconsapevolemente” avviato un effetto domino che mi porta qui oggi. E vi inviterò a posteriori a riflettere su quella parola (inconsapevolmente) virgolettata…. Ma dopo, ora andiamo avanti.

chiedimi se sono felice

Tanti progetti e tante donne, felicità al quadrato

Il 23 novembre, pubblicai un nuovo articolo sulla questione (leggi qui). Il primo tassello del domino era caduto, facendone cadere molti molti : annunciavo che il 25 novembre, in una diretta Instagram, avrei parlato del tema con la psicologa Elisa Sergi (su Instagram con il nome di “Psiconauta Sogni ed Emozioni”) e “buttavo lì” tutta una serie di idee, per fare la mia parte.

Io Silvia di Vagante avevamo avuto l’idea di unire moda e scrittura per sensibilizzare sul tema, ma era ancora solo un’idea e sembrava bello ma non così facile.

A seguito del mio post su Instagram collegato all’articolo di cui sopra, poi, ero stata contatta da una professoressa, che mi proponeva di pensare insieme a un progetto nelle scuole superiori: era una proposta molto astratta e, anche in quel caso, bellissima, ma solo un’idea…

Insomma, tanti progetti, che già fanno la felicità. Tante donne, che fanno la felicità al quadrato. E cosa ho fatto? Mi sono messa a lavorare, perché avevo intuito una cosa: l’Universo mi stava dicendo qualcosa, non potevo certo ignorarlo!

Le Agende Vaganti: l’incantesimo collettivo diventa reale

Sono passati due mesi e cos’è successo? Il 12 dicembre io e Silvia di Vagante abbiamo lanciato il progetto delle Agende Vaganti (leggi qui) quell’incantesimo collettivo che sognavamo è uscito dal web e dai social, ha preso la forma di un taccuino ispirato alla collezione “Funambula” di Vagante, con una storia sulla forza delle donne scritta da me, che sta “vagando” per l’Italia (per la verità anche fuori, visto che uno è stato spedito a Barcellona) passando di donna in donna, in quella che abbiamo chiamato “catena dei talenti delle Agende Vaganti”.

Una volta tornate, le agende saranno piene di pensieri di donne coinvolte nella catena, e saranno consegnate a un’associazione (che abbiamo quasi individuato) che si occupa di sensibilizzare sulla violenza di genere, a cui devolveremo anche parte del ricavato della vendita.

Era un obbiettivo, il percorso verso la concretizzazzione dell’idea è stato bellissimo. Oggi posso dire che siamo letteralmente “in viaggio” (proprio come le Agende Vaganti) verso la sua realizzazione!

Dunque, dicevo: chiedimi se sono felice…

Chiedimi se sono felice… chiedimelo ancora!

chiedimi se sono felice

Ed è di ieri, 8 febbraio, un’altra bellissima notizia. Il progetto nelle scuole superiori partirà!

Sì, perché quando Federica, la professoressa di cui ho parlato sopra, mi ha chiamato per propormi l’idea, ho avuto l’idea di usare il mio talento (la scrittura e il racconto) e le esperienze maturate in anni di lavoro (quelle legate al giornalismo) al servizio della causa: è nato un progetto di educazione al giornalismo ed educazione civica, che, grazie al sostegno di un’altra donna, Paola, del giornale In Folio, è diventato realtà!

Insomma, parlerà di giornalismo e di violenza di genere con ragazzi delle scuole superiori. Chiedimi ancora se sono felice….

Il caso non esiste!

Sì, oggi sono felice. Perché nulla di quello che è successo è stato un caso, non c’è stata alcuna inconsapevolezza. Ma nemmeno una totale consapevolezza, almeno fino alla fine.

Nel senso che, ora che molti dei tasselli del domino sono caduti, mi rendo conto che con quell’articolo del 15 novembre non ho attivato qualcosa, bensì, ho attirato qualcosa.

Scrivendo nero su bianco i miei pensieri sulla violenza contro le donne, è come se li avessi raccontati all’Universo, che ha rimandato indietro la mia onda, lasciando che attirassi a me onde che andavano nella stessa direzione, quelle di donne per le donne!

Tutto va come deve andare. Anzi, no, tutto va dove tu lo porti. Emettendo le tue onde che attirano onde, che attirano altre onde!

Vi terrò aggiornati. Vi racconterò ogni cosa di questo viaggio bellissimo. Perché la felicità non è la destinazione, ma il viaggio!

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