Questa è una storia vera, per come la ricordo io

Quella di “Faremo Foresta” sarà una recensione atipica, forse non sarà nemmeno una recensione. Perché questo romanzo di Ilaria Bernardini ha messo radici in me, ha fatto foresta con me e con tutto quello che ho vissuto e vivo, ha smosso zolle di sentimento, ha estirpato emozioni, ha fatto crescere ricordi, dolori, malinconie, desideri. E poi li ha annaffiati dolcemente e dolorosamente.

Può tanto un romanzo? Non ho alcun dubbio che possa! Può!

Per il momento, il mio romanzo del cuore 2021

Le piante non avevano l’aria di stare bene in effetti. Le volevo ovunque, come quasi tutti, ma non ero capace di farle essere ovunque. Le volevo in maniera superficiale. Davo l’acqua ma non abbastanza e l’acqua la davo come mi avevano insegnato a tre anni, al mattino e alla sera, per un po’.

Da quando ho letto “Faremo foresta” lo porto in borsa come un prontuario da sfogliare all’occorrenza. Ogni frase di questo romanzo sarebbe degna di essere citata: mentre leggevo passavo il tempo a sottolineare compulsivamente, nel tentativo di non dimenticare mai lo stupendo parallelismo tra la vita e il mondo delle piante, per ricordarmi, ad esempio, quel confine labilissimo tra “Stava benissimo, era vivo. Non stava benissimo, era quasi morto“.

Ma facciamo un passo indietro: mi rendo conto che questo romanzo mi ha tanto emozionata da risultare difficilmente comprensibile.

Prima cosa da dire: “Faremo foresta” è uscito nel 2018, ma a me è sfuggito, non so proprio perché. Per fortuna, qualche settimana fa, è stato citato da qualcuno nelle storie di Instagram, purtroppo non ricordo chi, se no lo ringrazierei davvero con il cuore in mano, visto che per il momento, almeno per le emozioni che ha suscitato, il romanzo della Bernardini è il mio libro del cuore del 2021.

Comunque, folgorata dal titolo e dalla copertina (quanto e bella l’illustrazione di Flamina Veronesi?!) corro in libreria e non faccio in tempo a dire alla libraia “Bernardini” per sentirmi rispondere “Faremo Foresta, stupendo!”. Ok, lo compro.

faremo foresta

Trama di “Faremo foresta”

La trama sembra apparentemente semplice. Anna soffre per la fine del suo amore: lei e il papa di Nico hanno deciso di lasciarsi. E proprio mentre vive il dramma della separazione, attorno a lei altro dolore: Maria, un’amica di sua sorella, viene colpita da un aneurisma cerebrale davanti a lei, proprio mentre le sta raccontando che Alessandro, il fidanzato di sua sorella Diana, ha avuto un gravissimo incidente in modo.

Attorno ad Anna tutto sembra farsi deserto, mentre anche la crisi incombe e ogni cosa sembra dolorosa o difficile. Eppure dalla convalescenza si può rinascere a nuova vita, da un terrazzo rinsecchito può generarsi una foresta, e “bastano gli avanzi di una famiglia per sopravvivere al deserto“.

Anna si trasferisce in una nuova casa, assiste alla guarigione di Maria e insieme a lei, giardiniera, impara a prendersi cura delle sue piante, di lei, della sua vita. E lì dove prima esistevano solo siccità, paura e incertezza, ecco rinascere qualcosa, ecco che tutto fa foresta.

La foresta che Maria, Anna e Nico faranno germogliare sul terrazzo diventa cosi metafora della vita stessa, dei legami che si intrecciano, della cura e della e della forza che si deve avere per farli crescere oppure per lasciarli andare.

“Imparo che si possono fare vasetti belli senza bisogno di fiori, senza bisogno di tagliare apposta e senza la primavera. Bastano le foglie, le spighe, il verde, bastano gli avanzi delle potature per comporre qualcosa di delicato, le piante mezze morte della vicina per cominciare una foresta, gli avanzi di una famiglia per sopravvivere al deserto”

Fin dalle prime pagine ci si rende conto che “Faremo foresta” non è una storia come le altre. A partire dalla situazione in cui si trova Anna, a Londra, la città del suo nuovo fidanzato, davanti ad una strana cartomante, a cui sta per raccontare la sua storia, fin dal ” giorno del disastro”, abbandonandosi al suo vortice di pensieri, un vero e proprio flusso di coscienza che trascinerà il lettore dolcemente.

E dolcemente è il fil rouge di questo romanzo, dolcemente e leggermente: il modo con cui la Bernardini affronta i sentimenti ha a che fare con queste parole, con il mondo con cui si può stare al mondo con leggerezza eppure farsi ascoltare, proprio come una foglia che cade da un albero.

Faremo tutti foresta

Leggere non è solo leggere. Leggere è un’esperienza, è una seduta psicologica o di mindfulness, è vivere mille vite, è tornare al passato e poi volare nel futuro. Leggere è stato tutto questo e molto più con in mano “Faremo foresta”.

L’ho divorato con il nodo in gola, il nodo dei dolori che non mi ero accorta ma non si erano ancora sciolti, ho desiderato ardentemente avere un terrazzo, prendermi cura di tutti i terrazzi del mondo, ho sentito di non essere sola, di essere dentro una gigantesca foresta che anche io ho in qualche modo “fatto”, e questa cosa del “fare” e non dell’ “essere” foresta mi piace tantissimo, perché è necessario esserci e agire per potere diventare, partecipare, essere parte attiva del cambiamento di noi stessi e in minima parte del mondo.

Rimetto in ordine le mie paure e imparo a conoscere una nuova emozione, che a volte mi riempie il cuore ed è simile a un attacco di panico, ma è in realtà un attacco di felicità. E’ una felicità vicina sempre alla commozione e il mio è come un delirio amoroso.

Si può ringraziare un autore per un libro? Credo di si. Il libro della Bernardini mi ha davvero fatto bene, per quanto sia stata una lettura dolorosa, come fare una lunga salita: soffri ma sai che il panorama ne varrà la pena. E poi mi ha fatto venire una gran voglia di scrivere! Grazie Ilaria Bernardini.

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