Ho riflettuto tanto su “Quel che si vede da qui” di Mariana Leky. Mi sono chiesta come una storia lenta, in cui succede poco, possa essere tanto bella e riuscire ad appiccicarsi così addosso al lettore.

Quel che si vede da qui” mi ha lasciato per giorni una sensazione di tenerezza e felicità, mista a malinconia e tristezza… come fanno a volte certi film francesi o italiani di vecchia data.

Si tratta di quel genere di storie che in realtà sembrano non descrivere granché se non la vita stessa, lo scorrere del tempo e le riflessioni che queste due cose inducono…

Ho riflettuto e riflettuto, e alla fine sono arrivata alla conclusione che siano quelle che si sedimentano più profondamente nell’anima. Quelle storie che non sconvolgono, non lasciano a bocca spalancata, ma ti pongono mille punti di domanda e ti fanno sorridere continuamente e poi ti lasciano con quella stessa sensazione che ti da la vita: sembra che non accada nulla ma accade tutto e tu cambi totalmente.

Mi sono spiegata?

Un okapi, per cominciare

Per cominciare, c’é un okapi, che per chi non lo conoscesse, “è un animale assurdo, molto più assurdo della morte, e sembra del tutto sconnesso con le sue zampe da zebra, i fianchi da tapiro, il corpo da giraffa color ruggine, gli occhi da capriolo e le orecchie da topo“.

“L’okapi è decisamente inverosimile, tanto nella realtà quanto nei sogni funesti di un’anziana del Westerwald” eppure… esiste. Nella realtà e nella testa di Selma, la nonna di Louise, la protagonista. E quando Selma sogna un okapi, tutti sanno che entro 24 ore morirà qualcuno.

E la storia si apre proprio con quel sogno.

“Quando Selma disse che quella notte aveva sognato un okapi, sapevamo che uno di noi sarebbe morto, al massimo entro 24 ore. Ci avevamo azzeccato, le ore furono 29”

Di certo, vedere un okapi in sogno è strano, ma se esiste un animale come un okapi, “allora tutto è possibile”. Anche questa storia, che parte che un sogno e diventa realtà.

E se inizialmente, sembra che sia Selma la protagonista… non lo è.

La protagonista non è nemmeno Louise, la nipotina, ma sono tutti i personaggi che animano e popolano la storia e il loro sguardo sul mondo, quello che vedono da dove si trovano.

Trama di “Quel che si vede da qui”

quel che si vede da qui

Dunque, dicevamo…

Selma vive in un paesino del verde Westerwald e può prevedere la morte. Ogni volta che in sogno le appare un okapi, qualcuno lì intorno muore nel giro di 24 ore, minuto più minuto meno. Tuttavia, i sogni non rivelano mai chi stia per morire. E come si può immaginare, nel lasso di tempo tra il sogno e il compimento del triste fato tutti vivono in uno stato di agitazione…

Quel che si vede da qui” è il ritratto originalissimo di un paese e della sua bizzarra comunità così come ce li racconta la piccola Luise, ormai di casa dalla nonna Selma visto che i genitori sono alle prese con un matrimonio che non funziona.

Il padre, con il suo desiderio e perenne consiglio di “lasciar entrare il mondo”, finisce per partire e non tornare quasi mai; la madre è assente, totalmente assorbita da una domanda che la assilla e che non trova mai una risposta definitiva, ovvero se deve lasciare il marito, mentre tesse una relazione con Alberto.

E ancora l’ottico, segretamente innamorato di sua nonna da tempo, che le scrive lettere a non finire e non si decide maio a confessare, anche se tutti l’hanno capito, il migliore amico di Louise Martin, ossessionato dal sollevamento pesi, il padre Palm, sempre ubriaco, la sorella del nonno Elsbeth e i suoi rimedi magici per i mali del mondo, come il cuore di pipistrello per eliminare il dolore, o la rosetta dimenticata che fa perdere la memoria. E ancora la strana Marlies, con indossa sempre solo un maglione sopra le mutande, e il cagnolone Alaska follemente innamorato del padre sempre in viaggio…

A un certo punto la morte arriva e porta via qualcuno, non perché l’abbia sognato Selma, ma parché la porte arriva e punto, fa parte dello scorrere del tempo, della vita.

Ma come irrompe la morte, irrompe anche la vita. Come capita a Luise che, ormai cresciuta, si innamora del bel Frederik, il quale ha lasciato l’università per trasferirsi in Giappone in un monastero buddista…

E mentre tessono una strana relazione a distanza, la vita continua a scorrere…

Una fiaba per adulti

Poetico, divertente, toccante, commovente: “Quel che si vede da qui” è una fiaba per adulti, che affronta i grandi temi dell’esistenza, la famiglia, l’amicizia, l’amore, la morte…

Una stupenda fiaba per adulti, a volte spietata, ma sempre delicata e dolce. Una fiaba con l’elemento fantastico che si ancora alla realtà.

Bellissimo, senza dubbio da leggere. Resterà per sempre nel mio cuore, anche per essere stato il primo romanzo letto della casa editrice Keller, che credo amerò alla follia sempre per sempre.

quel che si vede da qui

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