Vita nostra” è il fantasy più strano e allucinogeno che abbia mai letto.

Ho aspettato giorni, per provare a parlarne. Appena finito avevo in testa una nuvola di pensieri informi che partivano da un presupposto: ero e sono assolutamente stregata da questo romanzo (anche se ancora mi chiedo cosa diavolo avessero in mente gli autori mentre lo scrivevano).

Ho pensato per tutto il tempo che scrivere come Marina e Sergej Djacenko è davvero un super-potere: mettere in piedi un romanzo di oltre 500 pagine ambientato tutto tra le mura di un istituto universitario, in cui quello che succede accade praticamente solo nella testa della protagonista e riuscire a invischiare il lettore in questo modo… è decisamente un super-potere, una stregoneria bella e buona.

E vi confesso che ci sono stati momenti in cui mi sono sentita che da un momento all’altro sarei evoluta come la protagonista.

Ma corro troppo, andiamo con calma.

“Vita nostra”, la protagonista

La protagonista di “Vita nostra” è Aleksandra Samokhina, una ragazza di diciotto anni che, in procinto di scegliere il suo percorso universitario, passa le vacanze al mare con la mamma.

Mentre tutto ha ancora il sapore dell’infanzia, la giovane viene avvicinata da un uomo misterioso, che le chiede di fare per lui cose assurde (per esempio, nuotare nuda fino alla boa ogni mattina all’alba): se si rifiuterà, arriverà tardi o qualcosa le impedirà di farlo ci saranno conseguenze nefande. La minaccia si tramuta presto in realtà, quando Saha si rende conto che se sgarra accadono tragedie vere e proprie (le sue azioni arrivano persino a causare infarti).

Ed è con la paura che l’uomo misterioso la costringe ad abbandonare l’idea di un percorso di studi universitari classico, per iscriversi invece all’Istituto di Tecniche Speciali presso la piccola e sconosciuta città di Torpa.

Un romanzo di formazione?

Questo il primo aspetto che distacca totalmente “Vita nostra” dagli altri romanzi del genere. Perché è senza dubbio un romanzo di formazione, solo che la scuola non è quella di magia alla Harry Potter dove tutto è strabiliante e dove chiunque sarebbe felice di imparare.

Aleksandra viene costretta a frequentare un istituto dove non capisce i libri di testo, non sa che diavolo sta imparando e per diventare cosa e le vengono chiesti esercizi apparentemente privi di logica. Nessuno vuole dare spiegazioni, docenti o studenti più avanti nel percorso di studi. La cosa peggiore è che presto Shasha e compagni del primo anno si rendono conto che lo studio sembra mutare mentalmente e fisicamente le persone, non sempre in meglio.

E ancora una volta tutti sono tenuti ancorati a Torpa con la paura e il senso di colpa: se non seguiranno le regole, se non passeranno gli esami, si vedranno puniti sempre nell’ambito personale, vedendo sparire o morire i propri cari.

“Ascoltatemi bene. Siete all’inizio di un percorso per il quale vi serviranno tutte le vostre forze. Fisiche e mentali. Quello che impareremo non e’ per molti. Non tutti possono sopportarne gli effetti […] La nostra scienza non tollera la viltà e impone una crudele vendetta sulla pigrizia, sulla codardia, su qualsiasi minimo tentativo di sottrarsi alla completa acquisizione del programma. […] A chiunque studierà con costanza e metterà nelle lezioni tutto il suo impegno, garantisco che arriverà sano e salvo alla fine del ciclo di insegnamento. Al contrario, negligenza e superficialità hanno conseguenze spiacevoli suoi nostri studenti. Estremamente spiacevoli. Chiaro?”

pag. 94

La forza interiore

Sasha è un personaggio femminile molto forte e determinato. Estremamente sensibile e con un mondo ineriore particolarmente intenso, si trova calata in un ambiente estremo e crudele dal punto di vista mentale, che la porterà a subire una trasformazione fisica e emotiva senza precedenti.

La sua forza interiore e la caparbietà la porteranno lontano come lei non si sarebbe mai aspettata. Come nessuno si aspettava. A capire cosa la scuola si aspetta da lei e anche quale sia il suo posto nel mondo.

“Che energia, che forza interiore sta dimostrando. Ma sono rivolte nella direzione diametralmente opposta, a resistere invece che a comprendere. […] Lei lotta per difendere un’immagine convenzionale di se, due braccia, due gambe […] Nulla di materiale ha alcun valore significativo. Tutto ciò che ha davvero valore e’ immateriale”

pag. 237-238

“Vita nostra”, che viaggio

“Vita nostra” è un complesso lavoro filosofico, per questo non posso dire che sia una lettura semplice (seppure, nonostante la complessità, scivoli via in maniera meravigliosa). Tutto ha a che fare con il senso della vita e dell’esistere, con il cambiamento, la forza di volontà, la determinazione a comprendere il mondo e se stessi e a superare i propri limiti.

Il titolo già fa capire che non si tratta di un fantasy dalle tematiche magiche: “Vita nostra” infatti fa riferimento a un verso del Gaudeamus, l’inno della scuola, che recita appunto “Vita nostra brevis est“, ed è il fulcro attorno al quale ruota l’essenza della storia.

Non posso dire nulla di più, per non rischiare spoiler, solo che ritengo sia un romanzo da leggere e da far decantare dopo. Capirlo appieno penso sia impossibile, è come un continuo flusso di coscienza che porta il lettore a crescere ed evolversi con la protagonista, aspetto sottolineato a mio avviso dall’assenza di capitoli.

“E’ la memoria emotiva, sei già una farfalla ma cerchi di strisciare. Ricordi com’eri da bruco”

pag. 475

Inquietante e meraviglioso il cambiamento

Inquietante ma meraviglioso questo romanzo. Una storia poliedrica a tratti inafferrabile, e gli autori sono riusciti a renderla tale grazie alla loro abilita’ narrativa.

Il lettore si immedesima al cento per cento con la protagonista, come lei non ha punti di riferimento e procede a tentoni nel cercare di afferrare il senso, senza riuscirci davvero, senza capire esattamente quale sia il fine, chi e’ il buono e chi il cattivo ecc.

Se vogliamo cercare di trovarlo questo senso, io lo andrei a pescare nella durezza del cambiamento, in un periodo di turbamento e trasformazioni, fisici, emotivi e intellettuali. Aleksandra, nello studiare sulle pagine dei suoi libri, finisce per conoscere cose che cambiano per sempre la sua mente, il suo corpo, il suo carattere, la sua percezione del mondo.

Ecco, se proprio vogliamo cercare il senso di questo romanzo, credo sia una grande metafora di una trasformazione dovuta a un cambiamento obbligatorio e doloroso. Un cambiamento prima imposto, poi cercato, come fosse l’unica via di fuga da una realtà sempre più priva di significato.

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