La tua storia merita di essere raccontata, ne siamo certi?


Sveglia alle 5 stamattina, silenzio intorno, sensazione di primo giorno di scuola. Perché?

Mi metto a riordinare, lo faccio sempre quando sono agitata e non ne colgo le ragioni. E mentre sistemo, sento un ronzio in testa. Un ronzio vero.

Funzione trascendente

Jung l’ha definita “funzione trascendente“, quel processo in cui l’io cosciente viene a contatto profondamente con l’incoscio, in momenti in cui non si pensa davvero a niente, per esempio quando si è completamente assorti in un’attività creativa, sportiva o comunque che distrae dai soliti atteggiamenti e pensieri.

Succede allora che questo contatto tra conscio e inconscio crei una tensione, che attiva un processo psichico naturale che tende alla ricerca di un nuovo equilibrio, che culminerà nella creazione di un nuovo atteggiamento psichico che trascende, appunto, il conflitto iniziale.

Affascinante, non trovate?

A me capita spesso. E’ come una scintilla di consapevolezza. Poiché, ahimè, sono una persona che tende a controllare molto il mondo attorno e anche se stessa e le proprie emozioni, l’inconscio cerca le sue strade per farsi ascoltare. Solo che quando lo fa, crea sempre un prima e un dopo improvviso, mai un passaggio graduale, piuttosto una linea netta tra il bianco e il nero.

La miccia

Questa volta la scintilla si è innescata e poi ha acceso il fuoco quando mi sono imbattuta in un quadernino regalatomi da WomenPlot durante il reading retreat di inizio ottobre da La Macchina Fissa.

La frase sulla copertina recita:

Your story is worth telling
(La tua storia merita di essere raccontata)

Ebbene, si! Davanti a quella frase, ho pensato che anche la mia storia vale la pena di essere raccontata… purché faccia di tutto per renderla proprio come la voglio.

Vi ricordate, quando vi dicevo che tutti siamo una storia? Tutto vero e tutto bello, ma facciamo un passo indietro, prima del raccontare, alle origini: che storia vogliamo essere?

E’ successo qualcosa in me in questi giorni, uno strappo. Non so nemmeno indicare il momento in cui è avvenuto, nemmeno il luogo preciso, ma all’improvviso ho scoperto in me una ferita.

In pratica, nei mesi indietro sono stata cosi assorta dalle cose da fare, dal correrecorrerecorrere, che qualcosa mi ha ferito, ma non me ne sono accorta. Ho invece continuato a procedere imperterrita, senza rendermi conto che sanguinavo. Non fermandomi a medicare la ferita, quella si è aperta diventando uno squarcio, uno strappo nel profondo che mi ha impedito di proseguire oltre. Il mio corpo mi ha fermata.

Ma fermarsi, sebbene a volte sia necessario, è anche pericoloso, costringe a pensare. E pensare può fare male. Passeggiare permette di vedere cose che in corsa non si notano, come quando apri le finestre e una casa apparentemente pulita invasa dal sole si rivela piena di polvere.

E vedere le cose che non vogliamo vedere può avere due effetti: di resa o di ribellione. E secondo voi, io che reazione potrei avere avuto?

la tua storia merita di essere raccontata

La tua storia…

Bene.

La mia storia in questi giorni è stata silenziosa.

Una storia coperta dai rumori delle altre storie. Eleonora è stata solo una coprotagonista. Forse nemmeno.

Dunque, è arrivato il momento di alzare la voce: Eleonora ha una storia da raccontare.

…merita …

E la storia di Eleonora vale la pena. Non è una storia parallela, non è una storia secondaria. Quella di Eleonora è una bella storia, merita.

… di essere raccontata!

E infine, quella di Eleonora è una storia che ha tutte le carte in regola per essere raccontata. Ci sono colpi di scena, flashback, insegnamenti su quanto sia importante ascoltarsi, sul cambiamento necessario, sulla ricerca imperterrita di cosa si vuole e si è davvero. Una storia romantica, di formazione, di chi combatte per trovare il proprio spazietto nel mondo per realizzare i propri sogni.

Una storia “normale”, ma per niente banale.

La tua storia merita di essere raccontata. Ma fermati, e guarda!

In pochi istanti, ho compreso cosa mi aveva ferito.

Ho capito che a volte è necessario fermarsi a guardare i granelli di polvere che correndo evitiamo di notare. Che a volte è necessario seguire il flusso, a volte scendere dal treno e vederlo andare via, per aspettare quello che arriva e decidere se salirci o meno.

Dicono “chi ha tempo non aspetti tempo“, ma io oggi ribatto: “Prendi tempo, che la tua lentezza è l’equilibrio per restare in piedi“. Perché non serve correre, tutto quello che chiami arriva, basta che lo chiami nel modo giusto e che tu sia dentro la storia che vuoi davvero raccontare. Esci dalla storia sbagliata e inizia a raccontare davvero la storia che vuoi!

Perché è quella che merita di essere raccontata!

Ecco cosa ho capito oggi: che bisogna essere davvero, per raccontare una storia che meriti di essere ascoltata!

Ed e dal’ “essere” che oggi io ri-parto…

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